CUBA NON è LIBERA
Opuscolo diffuso all'Aeroporto di Fiumicino
11 Agosto 2003

Cuba non è solo quel paradiso terrestre di sole, mare, musica, donne meravigliose e uomini affascinanti che siamo abituati a vedere negli opuscoli delle agenzie turistiche. Cuba non è solo lo sfarzo dell’hall-inclusive dei villaggi turistici. Cuba è anche un inferno: l’inferno dei diritti umani.
Devi sapere come vive un cubano per capire cosa è Cuba.
A pochi chilometri, infatti, dai meravigliosi alberghi dove il divertimento non lascia respiro, ci sono carceri dove vengono imprigionati uomini e donne, “colpevoli” di reati d’opinione.
Proprio quest’anno, mentre fioriva la primavera, Fidel Castro ha incarcerato 75 persone, per un totale di 1.454 anni di carcere, tra giornalisti, opinionisti e politici, tutti “colpevoli” di essere dissidenti al regime castrista, di non pensare come lui vuole.
I risultati di quella rivoluzione che quarant’anni fa ha portato Fidel Castro al governo di Cuba e quindi all’instaurarsi di un’ennesima dittatura di matrice comunista potrebbero essere sintetizzati con alcuni numeri: dal 1959 ad oggi più di un milione e mezzo di cubani ha lasciato l’isola, alcuni per vie legali, altri, più di 20.000, fuggendo con zattere improvvisate, i cosiddetti “balseros”, spesso vittime di quel pezzo di oceano che li separava dalle coste americane o dei militari di Castro che gli sparavano alle spalle. Una vera e propria diaspora a cui devono aggiungersi i numerosi esiliati sparsi per il mondo, apolidi e rifugiati politici perché dissidenti al regime castrista.
I Cubani non sono liberi di: consultare liberamente internet, perché l’unico provider autorizzato è quello del governo, vedere la televisione, ascoltare la radio, leggere giornali, in quanto tutta l’informazione è unicamente informazione di regime. Telefonare liberamente ai propri familiari o amici scappati all’estero è impossibile perché la comunicazione è controllata.
A Cuba si mangia, si lavora (lo Stato è l’unico datore di lavoro), si studia e si riceve assistenza medica solo se si è inseriti in quel sistema politico ed ideologico
Cuba purtroppo è anche tanta povertà: gli aiuti, provenienti da tutto il mondo, finiscono nelle casse del regime per finanziare la repressione e non riescono mai ad arrivare alla popolazione cubana.
Buona parte della popolazione cubana, è esausta, odia il dittatore e vorrebbe un cambiamento immediato. Purtroppo la paura per ora rallenta qualsiasi ipotesi di cambiamento.
Questa paura è comprensibile e giustificata: tutti i giovani sono nati durante l’attuale regime e non immaginano nemmeno cosa possa essere una Democrazia, quanto sia bella e importante la Libertà.
Caro Turista, se quando torni a casa non avrai fatto niente per aiutare il popolo cubano, ma avrai pensato soltanto a divertirti foraggiando le casse del regime, sarai corresponsabile moralmente insieme al dittatore Fidel delle repressioni.
Questo librettino ti permette invece di aiutare il popolo cubano a maturare una coscienza di Libertà.
Semplicemente con l’informazione.
Poche pagine in cui proviamo, con l’aiuto di alcuni “maestri della Democrazia”, a spiegare ai cubani cos’è la Libertà e cos’è la Democrazia.
Nascondi questo libretto in valigia e quando sarai a Cuba, regalalo ad un cubano, lui lo leggerà, lo passerà ai propri amici, che lo passeranno ad altri amici...
Potremo aiutare i giovani cubani, cresciuti sotto la censura, a capire cos’è la Democrazia.
Quando saranno informati finalmente potranno scegliere se rimanere sotto il giogo di Fidel o ribellarsi e conquistare la Libertà.
COS’È LA DEMOCRAZIA?
DA COSA NASCE?
E’ UN DIRITTO DI TUTTI?
La conferenza che Benjamin Constant tenne all'Athénée Royal nel Febbraio del 1819 è diventata uno dei testi fondamentali del pensiero politico contemporaneo.
Dall’intervento che segue è possibile capire quali sono le esigenze da cui sono nate le Democrazie moderne. In quell'occasione Constant enunciò la distinzione fra la libertà degli antichi e la libertà dei moderni. La prima, a giudizio di Constant, consiste "nell'esercitare collettivamente, ma direttamente, varie parti della sovranità tutta intera, nel deliberare, sulla piazza pubblica, della guerra e della pace, nel concludere trattati d'alleanza con gli stranieri, nel votare le leggi, nel pronunciare i giudizi, nell'esaminare i conti, gli atti, la gestione dei magistrati, nel farli comparire davanti a tutto un popolo, nel metterli sotto accusa, nel condannarli o assolverli" e conviveva con "l'assoggettamento completo dell'individuo all'autorità dell'insieme". La seconda "è per ognuno il diritto di essere sottoposto soltanto alle leggi , di non poter essere arrestato, né detenuto, né messo a morte, né maltrattato in alcun modo, per effetto della volontà arbitraria di uno o più individui. È, per ognuno, il diritto di dire la propria opinione, di scegliere la propria occupazione ed esercitarla; di disporre della sua proprietà e persino di abusarne”
La Libertà di opinione è il bene supremo da tutelare.
Non solo per salvaguardare il singolo, ma per il bene di tutto il popolo.
Così concepiva la Libertà d’espressione anche un altro pilastro del pensiero politico moderno: j.s.Mill
“ Impedire l'espressione di un'opinione è un crimine particolare, perché significa derubare la razza umana, i posteri altrettanto che i vivi, coloro che dall'opinione dissentono ancor più di chi la condivide: se l'opinione è giusta, sono privati dell'opportunità di passare dall'errore alla verità; se è sbagliata, perdono un beneficio quasi altrettanto grande, la percezione più chiara e viva della verità, fatta risaltare dal contrasto con l'errore”
In Democrazia tutti possono dire la loro opinione, criticare chi guida la Nazione, suggerire ipotesi diverse, discutere di politica, scrivere liberamente sui giornali, fare comizi nelle piazze contro alcune scelte del Governo, senza per questo rischiare di essere arrestati o perseguitati.
La Costituzione Italiana per esempio all’articolo 3 dice chiaramente che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che “impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”
Nessuno in Democrazia può essere discriminato per il proprio sesso e per le proprie idee politiche, anche se queste sono in disaccordo con chi guida la Nazione.
La Libertà, in Democrazia non interessa solo l’espressione, ma anche il commercio e tutte le attività economiche.
Sempre j.s.Mill scrive che “Il commercio è un atto sociale. Chiunque venda un genere di beni al pubblico compie un atto che coinvolge gli interessi di altri e della società in generale; e quindi la sua condotta rientra in linea di principio sotto la giurisdizione sociale; di conseguenza, un tempo era considerato dovere dei governi fissare i prezzi e regolamentare i processi di fabbricazione in tutti i casi ritenuti di una certa rilevanza. Ma ora si è giunti a riconoscere, anche se solo dopo una lunga lotta, che sia il prezzo sia la qualità delle merci sono garantiti più efficacemente lasciando perfettamente liberi produttori e venditori, con il solo vincolo della uguale libertà per gli acquirenti di rifornirsi dove preferiscano. Questa è la cosiddetta dottrina del "libero scambio"”
“Le restrizioni al commercio, o alla produzione a fini commerciali, sono in effetti dei vincoli; e ogni vincolo, in quanto tale, è un male”
In democrazia ciascuno gode dei benefici del proprio lavoro.
Più una persona lavora, più guadagna, più risparmia, più agiatamente permette di vivere alla propria famiglia.
Lo Stato controlla solo che il tutto si svolga nel rispetto delle leggi, senza danni per gli altri cittadini.
La storia ha dimostrato che nei paesi dove il commercio è libero, e il controllo dello Stato funziona, aumenta la ricchezza e migliorano le condizioni di vita di tutto il popolo sia dei più ricchi, ma anche dei più poveri.
Se qualcuno impedisce queste libertà fondamentali è un criminale.
Gli Stati dove chi governa, si arroga il diritto di impedire le libertà d’espressione, sociali, politiche ed economiche, sono delle dittature.
In quel caso ribellarsi è un diritto naturale.
Non soltanto secondo i teorici come Locke che nel “Secondo trattato sul governo” (1680ca)
Scrive appunto: “Il governo è dissolto quando quell’unica persona o principe sostituisce la sua volontà arbitraria in luogo delle leggi […] quando i legislatori tentino di distruggere la proprietà del popolo o sopprimere e distruggere la proprietà del popolo o di ridurlo in schiavitù sotto un potere arbitrario, si pongono in stato di guerra con il popolo il quale è con ciò sciolto da ogni ulteriore obbedienza”
Ma anche secondo l’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite.
Infatti la risoluzione 2625 dell'Onu, ad esempio, sancisce che se i popoli vittime di coercizione nell'esercizio del loro diritto all'autodeterminazione "reagiscono e resistono", hanno il diritto di chiedere il sostegno delle Nazioni Unite.
LA LIBERTÀ È UN DIRITTO CHE NESSUNO PUÒ CALPESTARE PER NESSUN MOTIVO.
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I SEGRETI DELL'INFERNALE PARADISO CUBANO
Anche la disoccupazione è reato nell'isola- lager di Fidel Castro
Articolo di Andrea Colombo pubblicato su Libero del 3 maggio 2005
Un lungo elenco di orrori. Il ritratto di una dittatura, che in nome di una non meglio precisata “rivoluzione socialista” tiene in scacco una popolazione di 11 milioni di abitanti. È questo il quadro che emerge dal “Libro nero di Cuba” (Guerini e Associati), una raccolta di documenti e testimonianze che inchioda Fidel Castro alle sue responsabilità. Senza possibilità di appello. Potrebbe essere un paradiso Cuba. E tale lo è per decine di migliaia di turisti che ogni anno ne invadono le spiagge. Ma l'isola caraibica è un inferno per la popolazione locale che ormai da 46 anni deve sorbirsi un regime poliziesco che controlla tutto e tutti, nega anche le più elementari libertà e perseguita dissidenti, omosessuali, cattolici. Tutti cioè coloro che non sono “in linea” col pensiero unico castrista. Basti pensare che la natura dittatoriale e liberticida del regime cubano è garantita dalla stessa costituzione (redatta nel 1976 secondo i più vetusti principi dello stalinismo), dove è scritto, nero su bianco, che «nessuna libertà può essere esercitata in contrapposizione agli obiettivi dello Stato socialista».
Tra i reati previsti dal codice penale quello di “disoccupazione”. Proprio così, tra i 75 dissidenti ( per lo più intellettuali) messi al gabbio nell'aprile del 2003, perché «cospiratori al soldo degli Stati Uniti» , figurano anche dei pericolosi “disoccupati”. Ora sono rinchiusi in una delle 200 prigioni dell'isola caraibica dove nemmeno il Comitato della Croce Rossa Internazionale può entrare. Qui le celle sono infestate da insetti e topi. Non mancano inoltre casi di vera e propria tortura, documentati da Human Right Watch, soprattutto nei confronti dei detenuti politici. Ma a ben vedere tutta Cuba è un'immensa prigione per la popolazione locale: qui infatti vige il divieto di andare all'estero, di parlare con gli stranieri (al di là dei rapporti mercenari), di muoversi liberamente su Internet (neanche il viaggio virtuale è permesso). L'unica possibilità è la fuga: a bordo di gomme, di carrette del mare di fortuna, di zattere. Rischiando la vita per conquistarsi la libertà.
Nell'isola del Che sono due i compiti principali della “polizia rivoluzionaria” (c'è scritto proprio così sulle divise delle forze dell'ordine): tenere sotto ferreo controllo la popolazione locale e far sì che i turisti ( per lo più alla ricerca di ragazzine, anche minorenni, che in cambio di una manciata di dollari donano i loro corpi) possano “divertirsi” in tutta sicurezza, senza spiacevoli sorprese. Gli scippi e i furti ai danni di stranieri nell'isola sono infatti quasi inesistenti. Castro, favorito dai finanziamenti che copiosi giungono dai Paesi europei (compresa l'Italia), si può permettere veramente di tutto. Non è difficile finire in galera nel paradiso della rivoluzione. Il giornalista e poeta Raùl Rivero, ad esempio, c'è finito, con una condanna di 20 anni, per aver pubblicato articoli « tendenziosi » sulla stampa straniera. Rivero ha anche collaborato con Reporter senza frontiere, una «organizzazione terrorista francese manipolata dal governo degli Stati Uniti», secondo la magistratura dell'isola. In sua difesa il poeta giornalista ha dichiarato: « Io non cospiro, scrivo » . Ma la frase è stata presa come un'aggravante dagli aguzzini comunisti che, fedeli al verbo totalitario, considerano pericoloso pensare e ancor più pericoloso esternare le proprie idee, magari in un articolo sulla libera stampa. Per chi poi tenta di fuggire dall'inferno cubano, e viene beccato dalla guardia costiera dell'Havana, si rischia direttamente la pena di morte: come Castillo, Garcia e Isaac fucilati l'11 aprile 2003, riconosciuti colpevoli di “terrorismo”.
Nel paradiso castrista cercare la libertà è infatti equiparata alla sovversione contro l'ordine costituito. Molto giustamente un capitolo di questo libro- dossier è intitolato “Gli investimenti stranieri, solidarietà o complicità”. In un rapporto della sezione olandese di Pax Christi si evidenzia come gli «investimenti senza restrizioni contribuiscono al mantenimento di un regime repressivo» . A fare la parte del leone, in questi investimenti, gli imprenditori del Vecchio continente: il 52% sono infatti europei, il 19% canadesi e il 18% latinoamericani. La voce principale è logicamente quella del turismo. Poco importa, ai gestori di villaggi e hotel, se i loro ospiti siano o meno dediti alla pedofilia. I lavoratori cubani assunti dalle ditte straniere (obbligate comunque a fondare una società a partecipazione statale) non hanno le più elementari protezioni e sono obbligati a iscriversi a un sindacato unico che garantisce solo un ferreo controllo delle loro coscienze. È proprio il caso di dire, parafrasando Lucio Lami, che “Cuba Libre” è rimasto solo un cocktail.
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Roma 3: è stato vietato convegno su Cuba (10/2003)
[20/10/2003] Roma, 20 ott. - (Adnkronos) - I presidi delle Facolta' dell'Universita' Roma3, non concedendo le aule per tenere l'assemblea, hanno vietato il convegno dal titolo 'Cuba, un sogno di liberta'', previsto per domani e organizzato da Azione Universitaria, il movimento universitario vicino ad Alleanza Nazionale. All'incontro avrebbero dovuto intervenire il portavoce dei dissidenti cubani, Joel Rodriguez, e Giovanni Donzelli, dirigente nazionale dei giovani di An e direttore politico di Sfida.org, rivista del movimento, secondo il quale ''La sinistra usa tutti i mezzi a disposizione per occultare i crimini commessi dall'amico Fidel Castro, ma noi non ci fermeremo, continueremo a chiedere le autorizzazioni e se dovessero continuare a negarcele, faremo valere ugualmente i nostri diritti''. All'affermazione del Preside della Facolta' di Economia, Maria Paola Potestio, che ha spiegato: ''Se mi chiedete di parlare di altro sono disponibile, ma di Cuba e' meglio non parlarne, i Collettivi non gradirebbero e potrebbero creare problemi di ordine pubblico'', il leader di Azione Universitaria a Roma3, Andrea Roberti, risponde: ''Ma chi comanda a Economia, il preside o i Kollettivi?''. Rodriguez ha commentato la decisione con delusione: ''Sono scappato da Cuba perche' mancava la Liberta', ma in Italia, anche se al Governo c'e' il Centro-Destra, nei posti chiave comandano sempre i comunisti e quindi manca la Liberta'. A questo punto non credo di voler rimanere nemmeno in questo Paese''.
(ANSA) - ROMA, 20 OTT - ''I presidi delle facolta' dell'Universita' Roma Tre hanno vietato un convegno, che avevamo indetto domani, dal titolo 'Cuba, un sogno di liberta'', con la partecipazione del portavoce dei dissidenti cubani Joel Rodriguez e del dirigente nazionale dei giovani di An Giovanni Donzelli''. La denuncia arriva da una nota di Azione universitaria, il movimento studentesco vicino ad An. ''In particolare - ha detto il leader di Au a Roma Tre Andrea Roberti - la preside della facolta' di Economia Maria Paola Potestio ha respinto le nostre richieste, dicendo che di Cuba era meglio non parlarne, perche' i Collettivi non gradirebbero e potrebbero creare problemi di ordine pubblico''. Secondo il reggente nazionale di Azione giovani Francesco Grillo, ''la sinistra usa tutti i mezzi a disposizione per occultare i crimini commessi dall' amico Fidel Castro. Questi divieti infrangono clamorosamente la Carta internazionale dei diritti umani e la Costituzione italiana, e quindi non possiamo ritenerli validi''. Una versione, quella di Au, smentita dai vertici dell' ateneo. ''Ho parlato di problemi di ordine pubblico - ha sottolineato la preside di Economia - perche', in tempi di lezioni e corsi universitari, avevamo a disposizione soltanto una piccola aula da trenta posti, assolutamente inadatta per un incontro su un tema di grande interesse''. Secondo la preside, inoltre, ''ho fatto osservare agli studenti che il tema in discussione e' piu' adatto alla facolta' di Scienze politiche che a quella di Economia. Per cui ho consigliato loro di rivolgersi all' ateneo per ottenere una struttura valida per la manifestazione''. Cosa che, secondo l' Universita', non sarebbe accaduta. ''Non ci risulta alcuna richiesta in tal senso, per il convegno su Cuba'', hanno detto al Rettorato.(ANSA).

Gli spazi per la realizzazione della manifestazione sono stati negati per il 14 ed il 21 ottobre 2003
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