La Libertà dei popoli • 10 October 2007

Birmania: Solidarietà al popolo in lotta (10/2007)

Nella ex Birmania, ora Myanmar, è in atto una sanguinosa repressione delle manifestazioni di dissenso nei confronti del feroce regime instauratosi dopo un colpo di stato nel 1988 e da allora al potere con il sostegno del governo cinese. Si tratta di una giunta militare d'ispirazione marxista che approfitta della presenza sul proprio territorio di parecchie multinazionali senza scrupoli per darsi una patente di liberalità agli occhi della comunità internazionale. Ma ha i tratti tipici delle dittature comuniste nella presenza al potere di tutti gli uomini che provengono dall’apparato del Partito, nella retorica dei suoi leader, nei propri simboli di riferimento, nella repressione crudele di ogni libertà, nella gestione statale di tutta l’economia nazionale. Eppure, come spesso capita in questi casi, l’aggettivo comunista scompare nelle cronache giornalistiche dalla regione est-asiatica e nelle dichiarazioni pubbliche del nascente Partito Democratico e dei partiti della sinistra italiana. Azione Giovani è al fianco dei monaci, degli studenti e della popolazione birmana perché si tratta di gente coraggiosa, che si batte per la propria libertà contro una dittatura sanguinosa, e che non merita la solita ipocrisia dei finti pacifisti.
BIRMANIA: “Non ci sono ragioni per cambiare…”
…È la dichiarazione rilasciata sul giornale di regime “New Light of Myanmar” dal governo comunista della ex-Birmania Le proteste sono iniziate il 19 agosto dopo l'improvviso aumento del prezzo del carburante: dapprima spontanee sono state poi portate avanti dalla Lega nazionale democratica e dalla Generazione studentesca dell'88. Successivamente vi hanno aderito anche i monaci. A Myanmar non si tengono elezioni dal 1990, anno in cui la Lega nazionale democratica, guidata da Aung San Suu Kyi, conseguì una schiacciante vittoria, mai riconosciuta dalla giunta militare. Le Nazioni Unite hanno denuciato la gravità della situazione a Myanmar e sottolineato che costituisce un pericolo per la stabilità del Sudest asiatico. Commentando la dichiarazione del consiglio di sicurezza dell’ONU, il giornale ha aggiunto “Questa dichiarazione non è una fonte di inquietudine per noi, poiché la situazione in Birmania non costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale”. Tali affermazioni da parte del regime comunista testimoniano come esso sia indifferente al sangue versato dal popolo birmano in lotta per la libertà e alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale.
SIAMO CONTRARI ALL’IMMOBILISMO DELLE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI SIAMO CONTRARI AL VETO POSTO DALLA RUSSIA E DALLA CINA DETTATO DAGLI INTERESSI ECONOMICO-POLITICI CHIEDIAMO UN’AZIONE PIU’ INCISIVA NON ESSERE INDIFFERENTE! CON NOI A FIANCO DEL POPOLO BIRMANO

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