Articoli e recensioni • 27 July 2010

Quale senso delo Stato per Vendola?

Lo ha definito ‘Discorso della Luce’, ma il Governatore della Regione Puglia e candidato Premier in pectore, Nichi Vendola, la luce deve averla smarrita e brancola nel buio se ha deciso di mettere nel Pantheon degli Eroi nazionali Carlo Giuliani al pari di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, di essere politicizzati o meno, semplicemente si tratta di avere buon senso. L’indignazione che ha suscitato a tutti i livelli e da tutte le parti politiche la dice lunga su quanto possa essere sbagliato esagerare, alzare i toni al fine di esprimere qualcosa di forte che abbia una ricaduta propagandistica mirata solo ed esclusivamente ad una prossima campagna elettorale, che ormai Vendola, in barba a tutti i cittadini pugliesi, ha deciso di intraprendere. Lui lo sa bene, a sinistra non ha avversari, il PD non ha un leader e, così facendo, lanciando queste fortissime provocazioni (sia pure correggendo il tiro, ma poi neppure tanto), Vendola punta ad ingraziarsi quelle frange più estreme che già in passato hanno portato la Sinistra alla vittoria, facendo andare in Parlamento gente che tutto aveva tranne il senso dello Stato: per intenderci, tipo il no global Caruso. Questo non può e non deve accadere, il centrodestra deve lavorare per evitare che Vendola trasferisca le sue poesie al di fuori delle Murge pugliesi, bisogna stare attenti, il rischio è alto. Per questo, non possiamo lasciare che crei confusione con accostamenti azzardati come quello fra Giuliani e Falcone-Borsellino. In un’Italia che ha di questi tempi tante angosce, economiche e sociali, pochi sono davvero i punti fermi. Uno su tutti: Falcone e Borsellino sono gli eroi della nostra storia recente, sono gli eroi della mia generazione. E su questo non si discute. Hanno sfidato Cosa Nostra e l’hanno messa in ginocchio, a costo della loro stessa vita e di quelle di chi con abnegazione li proteggeva. Io non credo che non avessero paura, loro per primi, consapevoli com’erano dei rischi che correvano, ma sono andati avanti con coraggio perché avevano un dono raro: quel senso dello Stato, appunto, inteso come preoccupazione del bene comune. Diceva, infatti, Borsellino nella sua ultima intervista: “Io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me. E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare dalla sensazione, o financo, vorrei dire, dalla certezza, che tutto questo può costarci caro”. Falcone e Borsellino sono morti a Capaci e a via D’Amelio trucidati da chi alla cultura della vita preferisce quella della morte, da chi non conosce leggi se non quella della violenza, da chi non appartiene a nessuna Patria ma solo a una Famigghia. Cosa c’entrano, caro Presidente Vendola, questi due martiri civili con quel Giuliani, dal volto incappucciato, immortalato qualche attimo prima di morire, nell’atto di scagliare un estintore contro la camionetta dei Carabinieri, rimasta intrappolata in mezzo a dei manifestanti che nulla avevano di pacifico e meno ancora di senso dello Stato? Questo è l’ultimo, l’unico fotogramma che ci resta di lui. Può essere definito un eroe, seppure “piccolo”, come hai detto tu? Stridono con il buonsenso le considerazioni fatte dal Governatore, nel tentativo forse di richiamare attorno a sé i nostalgici di una Sinistra radicale, extraparlamentare. Stridono con il richiamo sacrosanto, che viene soprattutto dai giovani, al valore della legalità, parola bellissima, che evoca due immagini per niente offuscate dal tempo, a dispetto di quel che si va dicendo in questi giorni. Le immagini in bianco e nero di due magistrati, amici e colleghi, che si scambiano un sorriso sornione e che niente hanno a che fare con quanto successe a Genova quel 20 luglio 2001, giornata dalla tragicità ben diversa, dove non si distinsero eroi, a mio avviso, né da una parte né dall’altra. Massimo Fragola

Matteo Prugnoli