Articoli e recensioni • 09 November 2011

Gli assassini della strada? Omicidio Volontario

In ricordo del nostro amico Stefano Staiano, deceduto in un incidente stradale il 9 novembre 2002

E’ stato giustamente rilevato che la strada può divenire anche luogo di estrema crudeltà in cui un soggetto qualsiasi può emettere una sentenza di condanna a morte, inappellabile ed immediatamente esecutiva a carico di un innocente. 

 

Appare di una gravità assoluta il fatto che, fino a questo momento, sia il legislatore che i giudici, abbiano sottovalutato i reati e i danni che quotidianamente vengono commessi da chi guida ad alta velocità, in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Di fronte al moltiplicarsi degli incidenti causati da potenziali assassini che circolano sulle strade, alcune specifiche associazioni, il sindaco di Firenze ed il presidente della commissione trasporti della Camera dei deputati, hanno deciso di prendere adeguate iniziative che hanno come obiettivo quello di introdurre l’omicidio stradale come nuovo reato del codice penale.

 

L’ AIFVS, associazione italiana familiari e vittime della strada, ha chiesto che si accendano i riflettori sulle stragi che si verificano ogni giorno sulle arterie italiane: nonostante l’allarme sociale generato negli anni è sintomatico che la collettività abbia percepito la condotta illecita più come evento sfortunato che come comportamento criminale. Infatti il cittadino medio tende ad identificarsi, in quanto utente della strada, con il trasgressore e pertanto non intende colpevolizzarne la condotte poiché non intende criminalizzare se stesso.

 

In particolare l’associazione “Lorenzo Guarnieri Onlus”, ha rivolto un accorato appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché vengano prese drastiche misure verso i pirati della strada. L’associazione nacque nel dicembre scorso in seguito al grave incidente stradale  che costò la vita a Lorenzo, 17 anni, ucciso qualche mese prima a Firenze da uno scooter guidato  da un uomo risultato positivo ai test di alcool e droga. A parere dei genitori di Lorenzo, il problema della violenza stradale è sottovalutato dalle istituzioni: “la giustizia è lentissima. Dopo sei mesi dall’incidente in cui è morto nostro figlio, la Procura di Firenze non aveva ancora rinviato a giudizio l’assassino di Lorenzo, dopo avere chiuso l’inchiesta il 6 settembre…Ogni giorno in Italia muoiono 14 persone sulle strade mentre in Inghilterra ne muoiono la metà, sette. Quella sulle strade è la prima causa di morte per i ragazzi dai 13 ai 21 anni. Dobbiamo fare capire a chi governa che la maggior parte degli incidenti stradali può essere evitata; questa deve diventare una priorità delle nostre amministrazioni…”. “Amministrazioni  -precisa Stefano Guarnieri, padre di Lorenzo-  che debbono affrontare il problema della sicurezza stradale in maniera integrata (educazione, regole, applicazione delle regole, pene, strutture, competenze), tentando l’approccio inglese.

 

Lo straziante appello dei genitori del ragazzo, è stato immediatamente recepito da Matteo Renzi, sindaco di Firenze che si è impegnato a promuovere una proposta di legge popolare per applicare a certi casi di omicidio colposo le pene di quello volontario.

 

A parere di Matteo Renzi, accanto all’omicidio volontario, a quello preterintenzionale e  a quello colposo, serve affiancare l’istituto dell’omicidio stradale.

 

Anche il deputato Mario Valducci, presidente della commissione trasporti della Camera, ha annunciato che presenterà in Parlamento la proposta di legge per introdurre l’omicidio stradale. Il noto parlamentare ha precisato che l’iter dell’approvazione della legge potrebbe essere più veloce del previsto visto le pressioni delle numerose associazioni di vittime della strada “che combattono instancabilmente da numerosi anni per trasformare l’omicidio colposo in omicidio volontario.  Spesso molti dei responsabili che hanno causato incidenti mortali, magari sotto l’assunzione di droghe e alcol, scontano piccole pene e in alcuni casi riescono addirittura a farla franca”.

 

Se andasse in porto la proposta dell’omicidio stradale, vicende come quella relativa all’incidente del 28 maggio 2008 a Roma che costò la vita a due ragazzi, Flaminia Giordani e Alessio Giuliani, verrebbero risolte anche nelle aule dei tribunali dove, spesso, i giudici sembrano perdersi nelle nebbie delle incertezze. L’episodio è emblematico e vale la pena di ricordarlo. Il processo di primo grado, svoltosi nel novembre dello stesso anno, evidenziò le responsabilità di un uomo di 34 anni, Stefano Lucidi che, con la sua Mercedes a 96 Km/h, aveva ignorato il semaforo rosso posto all’incrocio di via Nomentana con via Regina Margherita, investendo in pieno i due giovani a bordo di un motorino. Per la prima volta venne contestato all’imputato il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Sentenza: dieci anni di carcere.

 

“Siamo soddisfatti, speriamo che sia un monito per i giovani che hanno smarrito il senso della vita e perché possano riacquistare il rispetto della vita degli altri”,  fu il commento a caldo del penalista Francesco Caroleo Grimaldi, l’avvocato dei familiari delle vittime. Purtroppo questa sentenza non fu condivisa nel giugno del 2009 dalla corte d’assise d’appello. Per i giudici, al pirata della strada,  andava applicata la sanzione di omicidio colposo. Pena dimezzata: da dieci a cinque anni. Amarezza, sconcerto, delusione non solo per i familiari e per gli amici dei due giovani uccisi, ma anche per la pubblica opinione. 

 

 

Sei domande a Francesco Caroleo Grimaldi

Per fare il punto della situazione, alla luce delle recenti iniziative a favore dell’introduzione del reato di omicidio stradale, ci siamo rivolti al noto penalista Francesco Caroleo Grimaldi che ha seguito le fasi del processo a carico del pirata della strada che ha ucciso i due giovani Flaminia Giordani e Alessio Giuliani. Come abbiamo rilevato, per la prima volta in Italia, un pirata della strada era stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario. Abbiamo formulato al penalista sei domande (in corsivo le risposte di Caroleo Grimaldi):

 

1) Il deputato Mario Valducci, presidente della commissione trasporti della Camera, ha dichiarato recentemente che è sua intenzione, attraverso una proposta di legge, introdurre l’omicidio stradale come nuovo reato. Se andasse in porto questa iniziativa parlamentare (l’iter è abbastanza lungo, dato che il provvedimento avrà bisogno di un passaggio all’altro ramo del Parlamento, cioè al Senato) sarà rivoluzionata in meglio la sicurezza stradale?

“Nel panorama sociale che vede le morti per incidente stradale spaventosamente in ascesa rispetto agli anni precedenti, l’introduzione di una ipotesi di reato direttamente indirizzata a sanzionare l’omicidio stradale è certamente da valutare positivamente. Allo stato infatti le pene che vengono irrogate per questo genere sono estremamente lievi, in genere si risolvono con il patteggiamento e con l’intervento dell’assicurazione che si fa carico del risarcimento dei danni: sostanzialmente l’imputato non subisce alcuna effettiva pena. E’ evidente pertanto che, allo stato, la deterrenza rappresentata dal processo penale, in questo genere di situazioni, è assolutamente minima”. 

 

2) Per ovviare alle lungaggini parlamentari, il governo non potrebbe emanare un decreto legge? 

“Certamente il governo potrebbe emanare un decreto legge, in quanto ricorrono, a mio avviso, i requisiti della necessità e della urgenza. Nessuno può rimanere cieco di fronte a oltre 5mila morti all’anno che affliggono la nostra società. E’ certamente necessario, e la vita umana è sempre e comunque una urgenza da prendere in seria considerazione”.

 

 

3) Chi uccide un innocente, guidando ubriaco o drogato oppure ad alta velocità, deve essere trattato come un criminale che disprezza il valore sacro ed insostituibile della vita altrui. Perché i giudici tendono quasi sempre (in mancanza di una specifica e chiara legge) a condannare il pirata della strada per omicidio colposo e non volontario? 

“Sicuramente chi si pone alla guida di un’autovettura in stato di ubriachezza o di assunzione di sostanze stupefacenti, non può che essere un soggetto che disprezza il valore sacro ed insostituibile non solo della via altrui, ma anche della propria. Purtroppo allo stato il codice penale prevede esclusivamente le due ipotesi di omicidio volontario e di omicidio colposo, laddove la prima risponde alla esigenza di verificare l’effettiva volontà di provocare l’evento, mentre l’altra si riallaccia a condotte imprudenti o inosservanti delle regole cautelari del codice della strada.

La sentenza Lucidi effettivamente per la prima volta nella storia giudiziaria del nostro Paese aveva affermato che un sospetto che si poneva alla guida in stato di alterazione mentale di fatto assumeva il rischio calcolato di potere uccidere.

Non vi è dubbio però che la sentenza della Cassazione, che ha confermato quella di appello che aveva a sua volta derubricato l’omicidio volontario, comminato in I grado, in omicidio colposo, ha sostanzialmente azzerato le possibilità che in situazioni di questo genere si potesse ritenere la volontarietà della condotta.

Nei sistemi giudiziari europei, il disprezzo per la vita umana è una precisa aggravante. Anche nei sistemi giuridici non basati sul codice, ma sulla legge comune, come il diritto anglosassone, si prevede una sorta di ipotesi di reato, che è una via di mezzo fra il volontario e il colposo, e che si inquadra nell’istituto anglosassone della Recklessness, ossia nella condotta connotata da avventatezza, squilibrio, temerarietà che si traduce di fatto nell’assenza di qualsiasi controllo delle proprie azioni.

Sarebbe opportuno introdurre anche da noi un’aggravante specifica, relativa alla condotta temeraria ovvero altamente avventa tata da parte di un soggetto”.

 

4) Il clamoroso caso del processo a carico di Stefano Lucidi che il 26 maggio 2008 uccise sulla via Nomentana due giovani, Flaminia Giordani e Alessio Giuliani. In primo grado (26 novembre) il Lucidi venne condannato per omicidio volontario. Si disse che era una sentenza esemplare. In seguito la pena venne dimezzata. Tu che assistevi i due giovani rimanesti profondamente deluso, osservando che “si era partiti dal principio che non può esservi volontarietà nelle morti causate in incidenti stradali”. Ed allora: come mai questa disparità di giudizio? La legge “Valducci” (per ora chiamiamola così) cambierà sostanzialmente le cose?

“Il caso del processo a carico di Stefano Lucidi, di cui ho accennato in precedenza, si sarebbe potuto inquadrare nell’omicidio stradale, così come proposto dal deputato Mario Valducci. Se dovesse entrare in vigore, ritengo che la situazione potrebbe sostanzialmente mutare in termini favorevoli” 

 

5) Pochi giorni fa l’Associazione incidenti stradali presieduta da Lorenzo Guarnieri ha proposto che, al là della condanna, sia tolta per sempre la patente al pirata della strada colpevole di omicidio volontario. Che ne pensi?

“Ritengo giusto che al pirata della strada, che si sia reso colpevole di condotte gravemente connotanti il suo disprezzo per la vita altrui, la patente debba essere ritirata per sempre: una tale misura costituirebbe un forte deterrente per le condotte di questi individui”.

 

6) E’ stato sottolineato in più occasioni che spesso gli incidenti anche gravi sono causati da buche profonde o dai più svariati dissesti del manto stradale. Vittime soprattutto gli utenti delle due ruote. Spesso buche e dissesti non vengono neppure segnalati dalle autorità competenti. Si registrano, quindi, carenza di manutenzione, di vigilanza, di controllo. Ritieni che debbano essere chiamati in causa, non solo sotto il profilo civile ma, in alcuni casi, sotto l’aspetto penale, anche gli amministratori degli Enti locali?.  

“E’ vero: molto spesso, specialmente per gli utenti delle due ruote, i dissesti del manto stradale sono causa di gravissimi incidenti. Non vi è dubbio che dovrebbero essere chiamati in causa anche gli amministratori degli Enti locali, non soltanto sotto il profilo civile del risarcimento del danno, ma anche come responsabili civili, nel caso in cui vi sia un processo che individui un diretto responsabile per i sinistri stradali”. 

 

di Adalberto Baldoni

 

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