Articoli e recensioni • 24 November 2005

Chi sarà la prossima vittima dello sciacallaggio mediatico? (11/2005)

In questo ultimo mese è diventato pressoché impossibile accendere la televisione e non ascoltare almeno una volta, un dettagliato e a tratti morboso resoconto di quanto accaduto nelle serate particolari di vip più o meno noti. Interviste ad amici dell?ultim?ora, confidenze di prezzolati vicini pronti a svendere chi avevano salutato in maniera riverente fino al giorno prima e poi ancora speciali, inchieste, sondaggi, prime pagine sui quotidiani nazionali, e addirittura speciali trasmissioni televisive ad hoc dove in un accogliente salotto bene, conduttori e opinionisti si accalcano come iene per poter distruggere un loro collega in un momento di difficoltà. Ipocrisia, falso sdegno e assurdo moralismo regnano sovrani conditi dal parrucchino di Michele Cucuzza, la dentiera sorniona di Maurizio Costanzo, le mani gioiosamente sfreganti di Bruno Vespa, tutti con un occhio agli ascolti e con in mente la speranza di un?altra imminente sciagura. Giornalismo? Informazione? No signori miei, niente di tutto questo. O meglio, ciò che ora rappresentano queste due parole nel nostro paese. Trincerandosi dietro il dovere di cronaca, costoro, assieme ad orde di sociologi, massmediologi, tuttologi, opinionisti vari, parlano e straparlano oltrepassando di gran lunga il limite del servizio d?informazione, non centrando minimamente ciò che di grave emerge da tutte queste situazioni. Ma l?italiano medio ha la smania di sapere, vuole essere la prima persona a dire la propria al bar o tra gli scaffali del supermercato, la prima a scandalizzarsi di fronte a queste vicende, la prima a scagliare la pietra contro il peccatore. Del resto, che cosa ci dovremmo aspettare da un popolo che tanto si appassiona alle vicende di alcuni soggetti reclusi in una casa per sessanta giorni o che si commuove nel vedere le lacrime di un platinato ballerino su una fantomatica isola di naufraghi? Niente più di questo. Il problema reale è che da queste vicende emerge un malessere diffuso, stati d?animo devastati dal vuoto interiore dovuto dalla mancanza di valori forti, uomini e donne dilaniati dalla depressione, il male del terzo millennio, a cui non bastano più soldi o successo per trovare una dimensione, ma serve la spasmodica ricerca dell?eccesso, del proibito. Questi sono i problemi da evidenziare, sottolineare, su cui dibattere. Il consumo di droga, la prostituzione, il rischio di emulazione, gli esempi negativi che questa società, la nostra società, offre ai propri giovani. Calissano, Lapo Elkann e tutti coloro che arriveranno dopo di loro non sono la causa di tutti i mali, non sono un?eccezione negativa in una società perfetta e per questo non meritano di essere capri espiatori da dare in pasto ai cialtroni di questa informazione. L?errore più grande sarebbe continuare a non accorgersi della diffusione sempre più estesa di queste piaghe e il pensare che tocchino sempre in sorte a qualcun? altro, forti e sicuri della nostra integrità morale e di coloro che ci sono vicino, senza cominciare a pensare alle nostre responsabilità ed ai rimedi da cominciare ad apportare per far si che tutto questo finisca. E così, anche se non senza stupore, anch?io italiano medio, mi sento di esprimere la mia solidarietà agli uomini Paolo Calissano e Lapo Elkann, così come farei per qualcuno che ha sbagliato, che sicuramente pagherà il prezzo del proprio errore, ma che comunque ha diritto, come tutti, ad avere un?altra possibilità e a ricominciare. M.Guidoni

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