Articoli e recensioni • 24 November 2005

Una breccia verso l'orizzonte (11/2005)

È questa l?espressione che fu usata da un quotidiano ungherese all?indomani della caduta del Muro di Berlino. Era la sera del 9 novembre 1989 quando un portavoce del governo di Berlino Est annunciò una riforma della legge sui viaggi all?estero. Dopo anni di declino economico senza fondo e di false promesse su un mondo perfetto, la gente della Germania Est incominciava ad intravedere un barlume di speranza, una via di fuga dall?oscurantismo ideologico che l?Unione Sovietica aveva imposto alla fine della guerra. Qualche segnale di cambiamento si era intravisto in settembre, con la decisione dell?Ungheria di aprire i suoi confini verso l?Austria. Il passaggio dalla Germania dell?Est all?Ovest era ormai una realtà e in poco più di un mese e mezzo oltre 500.000 persone intrapresero il viaggio della speranza. Da lì a poco il crollo di un sistema totalitarista fondato sul terrore stava diventando realtà; anche l'ultimo tentativo da parte del governo di salvare il salvabile, cioè il cambiamento dei vertici del partito comunista non servì a nulla. Quel piccolo segnale di cambiamento lanciato dai nuovi vertici politici venne interpretato dalla gente di Berlino Est a suo modo: il muro doveva sparire! Migliaia di persone si riunivano all'est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall'altra parte del muro, all'ovest, con ansia e preoccupazione. Nell'incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l'ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall'est e dall'ovest, scavalcando il muro, si incontravano per la prima volta dopo 29 anni. Ci sembrava giusto, a 16 anni da quell?evento, ricordare i passaggi chiave di un processo lungo e costernato da una scia di sangue senza fine: il tragico calvario di migliaia di vittime, la cui unica colpa era quella di credere nella libertà. F. Battista

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