Blocco della didattica: ci rimettono gli studenti! (11/2005)
La maggior parte degli studenti universitari italiani, lo scorso 10 ottobre, entrati ognuno nelle rispettive facoltà hanno trovato una brutta sorpresa: era presente infatti, un volantino che recitava il seguente slogan: ?Contro il ddl Moratti: blocco della didattica dal 10 al 15 ottobre?. In realtà il blocco della didattica era a discrezione del professore ma comunque in parecchie facoltà è stato rispettato e parecchi studenti sono stati costretti a starsene a casa o aspettare invano di cominciare la lezione senza poter usufruire di un servizio per il quale pagano. Tralasciando le motivazioni di tale protesta che possono essere giuste o sbagliate a seconda dei punti di vista, e della possibilità che ogni cittadino ha di poter manifestare le proprie idee, mi chiedo una cosa: perché ci devono rimettere gli studenti? Le lezioni perse infatti infatti o non saranno più recuperate dal docente, o saranno recuperate a fine corso. Nel caso vengano recuperate, questo sarà fatto di solito allungando di una settimana il termine previsto per la fine delle lezioni, ma il termine previsto è stato deciso in modo da poter permettere allo studente di iniziare a prepararsi agli esami in tempi giusti; e allora perché creare disagi agli studenti e rendere ancora più stressanti le loro giornate di studio? E? vero questa protesta è stata portata avanti oltre che dai professori anche da alcuni gruppi di studenti, ma non da tutti gli studenti. E chi non era d?accordo con le tesi dei manifestanti perché deve essere privato di seguire le lezioni? Professori e studenti che parlano tanto di diritto allo studio non potrebbero durante le loro manifestazioni garantire un minimo di servizio oppure manifestare in orari ed in momenti per i quali non ci rimettano tutti gli studenti? A questo punto mi sorge un dubbio, fanno tutto questo per portare avanti le loro idee o è soltanto un'altra loro trovata per riuscire a perdere tempo?
Daniele Verdecchia








