Un paese di contraddizioni (12/2006)
Sciopero, un'unica parola, un solo significato, ma che può generare emozioni diverse in chi la ascolta: fastidio per l’insorgere di ostacoli, preoccupazione per ciò che ne può scaturire, ma anche speranza per ciò che può fare ottenere e gioia per una vacanza inaspettata. O almeno così era un tempo. Quando ho incontrato questo termine per la prima volta, alle superiori, ammetto che non mi dispiaceva, per me significava solo “niente scuola”, e mi domandavo perché non ne fossero tutti felici. Ma l’ultimo anno, quando l’occupazione mi ha impedito di migliorare la mia media, ho iniziato a comprendere i piccoli fastidi che potevano scaturire. Una volta all’università ho approfondito questo confusa definizione che avevo del termine sciopero: diritto sancito dalla Costituzione, regolatore della forza contrattuale, arma contro i soprusi dei potenti. Ecco ciò che scrivono i libri italiani sullo sciopero, quasi esaltandone il valore. In nessun testo trovavo quella definizione più veritiera che avrei scoperto qualche anno dopo: sleale strumento politico. Così infatti è stato usato lo sciopero dalla sinistra italiana durante il Governo Berlusconi, anche con la complicità di illustri personaggi, quali Montezemolo, che per definizione dovrebbero osteggiare questo fenomeno. Quando è stato certo che la coalizione di destra aveva perso le elezioni, io mi sono detto “Beh, almeno ora diminuiranno gli scioperi”… Quanto mi sbagliavo! Gli Italiani hanno avuto ciò che volevano, ma pare che ormai non siano più in grado di rinunciare alle ferie pagate. Gli scioperi proseguono imperterriti, anche contro coloro che i lavoratori stessi hanno mandato al governo. Oggi, davanti all’ennesimo disagio che questi scioperi settimanali mi hanno causato, io non mi lamento, non essendo stato d’accordo con la politica del nuovo governo fin dal principio. Ma mi infastidisce sapere che coloro che lo hanno eletto adesso vanno a piagnucolare lacrime di coccodrillo in piazza. Soltanto due cose vorrei tanto dire a questi individui. Si tratta di un vecchio adagio: “l’avete voluta la bicicletta? E ora pedalate”, e di un cordiale invito: “Andate a lavorare!”.
Stefano Volo








