Articoli e recensioni • 04 July 2008

La donna che voleva essere uomo, ma poi ha partorito (07/2008)

È accaduto, o perlomeno sembra che sia accaduto. Negli Stati Uniti, terra affascinante ma talvolta luogo di eccessi di libertà individuali, un uomo (o meglio una donna che sembra un uomo, con l’apparato genitale femminile) ha dato alla luce una bambina. Una scelta che deve essere nettamente condannata. O meglio, non si tratta di disapprovare la pur biasimabile libera decisione di una celebre lesbica dell’Oregon di cambiare sesso e di divenire un uomo, ma quella di voler allo stesso tempo avere un figlio, manifestando un evidente volontà di agire contro natura. E ciò si manifesta ancor di più, perché la neo-mamma ha una “moglie”, Nancy, che è rimasta donna con tutti gli attributi femminili ma impossibilitata ad avere figli. Ora, fino qua, sembrerebbe restare tutto nella sfera privata. In realtà, tutta la situazione ha assunto un’importanza notevole sui mass media e la vastissima diffusione delle immagini di una simil-donna in stato di gravidanza (perché sottoposta a fecondazione artificiale) e con la barba lunga (per le cure ormonali) rappresentano lo specchio di una società globale che vive ormai esclusivamente di scoop e nella piena decadenza generale dei costumi. Per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma il parto del transgender e la sua ampia divulgazione pubblica sono una chiara volontà di attaccare quei valori tradizionali che hanno permesso al mondo di progredire nel rispetto della natura. Quello che più stupisce è che ci sono moltissimi individui che si incatenano pur di non far passare una nuova strada con la scusa del rispetto dell’ambiente e del panorama e, raramente, si vedono folle di persone che cercano di far rispettare la vita, la famiglia e i figli. Speriamo che ci sia presto un cambiamento di rotta e che molti comprendano che non tutto può essere considerato lecito, anche a livello individuale, perché si rischia di costruire delle società umane senza più certezze sociali e con tutte le immaginabili ricadute psicologiche su coloro che ne faranno parte. Gian Luca Bianchi

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