Elezioni Universitarie • 28 August 2006

CNSU 2004: Sfida alla Riforma Universitaria

LA RIFORMA INCOMPLETA La Riforma del ?3+2? aveva l?obiettivo ambizioso di dare una svolta al sistema universitario per superare lo storico immobilismo degli insegnamenti, abbattere la durata media degli studi ed istituire un titolo (intermedio fra il diploma superiore e la vecchia laurea) spendibile sul mercato del lavoro. Azione Universitaria ha, oggi, l?obbligo di denunciare le ?cantonate? prese dall?allora Governo di Centro-Sinistra nel riformare la didattica senza ?ascoltare? adeguatamente le Facoltà, i professionisti, le imprese ma, soprattutto, noi studenti. Gli ottimi e condivisibili intenti sono, infatti, naufragati in una Riforma incapace di rispondere alle esigenze per cui era nata. Innanzitutto, continuiamo a criticare l?adozione, voluta dall?allora Governo di Centro-Sinistra, del ?3+2? come unico e rigido modello strutturale per tutte le Facoltà, dimenticandone le peculiarità: una scelta che a molti giovani è apparsa come uno schiaffo morale alla Cultura e che ha ?omologato? il Sapere. Dobbiamo ricordare che l?Autonomia universitaria, nella fase applicativa della Riforma, ha agevolato la ?spartizione? degli insegnamenti piuttosto che la creazione di un nuovo impianto formativo, trasformando gli Atenei in ?diplomifici? ed abbassando il livello qualitativo dei laureati, facendo così perdere all?Italia un primato storico di eccellenza in Europa. Quasi tutti i giovani, per la semplificazione degli studi, si laureano con un titolo triennale realmente non qualificante e proseguono con un percorso ?specialistico? non adeguato ad una più alta formazione. In molte Facoltà, i problemi maggiori si riscontrano nei nuovi ed obbligatori percorsi triennali, che vanno migliorati e resi più qualificanti. La conversione dei ?Diplomi? in ?Laurea? è stata, infatti, un?intuizione importante che ha creato le condizioni per accrescere il livello medio di preparazione degli Italiani. Ma non possiamo dimenticare i danni prodotti dalla forzata scelta di un unico modello seriale di formazione, che ha portato alla creazione di un ?3? e un ?+2? entrambi non adeguati agli obiettivi. I percorsi triennali portano ad un titolo poco chiaro, con nessun legame reale fra la domanda e l?offerta lavorativa e con la formazione di figure professionali non sempre richieste dal mondo del lavoro. Dobbiamo, per questo, richiamare una mancata correlazione, coerente ed organica, tra i Corsi di Studio e gli sbocchi professionali: è naturale conseguenza che molti giovani laureati triennali, sopratutto nell?area umanistico-sociale, trovino difficoltà all?ingresso del mondo del lavoro a causa delle scarse competenze acquisite, accentuando i problemi in quei settori in cui notoriamente si riscontrano i più alti tassi di disoccupazione tra i laureati (e in molti ancora si chiedono cosa farà nella vita un laureato triennale in lettere o sociologia oltre il ?semi-cultore della materia??). Tutto ciò in contrasto con gli obiettivi della stessa Riforma. Infine, il passaggio vincolante dalla laurea triennale, anche per chi vuole raggiungere sicuramente il titolo quinquennale, crea uno ?spezzatino? del percorso di studi, con forzature (interruzioni per la stesura delle tesine, passaggi burocratici, mancata convalidi di esami della specialistica, appesantimenti psicologici?) che allungano inutilmente i tempi di permanenza nel sistema universitario per coloro che intendono raggiungere la laurea quinquennale. Azione Universitaria vuole partecipare ad una vera Contro-Riforma creando un nuovo Ordinamento nel quale vanno distinti adeguatamente e resi paralleli due percorsi formativi adeguatamente progettati: un percorso triennale più qualificante rispetto all?attuale ed un percorso formativo almeno quinquennale costruito su un modello di ciclo unico che garantisca maggiore organicità, unitarietà, completezza e qualità nella formazione. La nuova organizzazione didattica, che va discussa insieme a tutte le parti interessate, deve generare competenze concrete e facilmente spendibili sul mercato del lavoro, garantendo contemporaneamente una buona formazione culturale e adeguati sbocchi professionali, tanto ai laureati triennali, quanto ai laureati quinquennali. C?è stato chi al ?3 + 2? voleva contrapporre il ?4 ? 3 ? 3?, ma forse è bene far capire una volta per tutte che la Cultura, quella vera con la ?C? maiuscola, non ha né potrà mai avere colori politici perché apparterrà ad ognuno di noi. Sarà una Cultura Nazionale così come i nostri Padri, secoli fa, la posero alla base di valore e concetti fondamentali, quali Patria, Libertà e Giustizia. La riforma ?rossa? dell?Università, non ci è proprio piaciuta!! RACCORDO UNIVERSITÀ - LAVORO Gran parte del nostro sistema universitario non ha alcun tipo di rapporto con il mondo del lavoro, sia pubblico che privato. Di conseguenza le esperienze lavorative pre-laurea (come stage e tirocini) non sono ancora adeguatamente garantite a tutti coloro che ne hanno diritto e necessità per completare la formazione, come previsto (sulla carta?) nella Riforma del ?3+2?, e sono spesso sostituite da generiche attività di studio o ricerca. Viene, così, a mancare quella maggiore ?professionalità? dei giovani laureati triennali e specialistici, indicata come un obiettivo della Riforma stessa. Non va, infatti, dimenticata l?esigenza, ultimati gli Studi universitari, di dover affrontare lunghi anni di specializzazione e praticantato, che aggravano il ritardo nella conclusione del percorso formativo e, quindi, la perdita di competitività del singolo sul Mercato del Lavoro. Per giunta, le esperienze di stage e tirocinio post lauream non sempre sono realmente formative (spesso sono semplici lavori di segreteria?), anche per una mancanza di controllo che sicuramente potrebbe essere effettuato nell?ambito di convenzioni tra Università e Ordini professionali. Noi siamo ben consci che la formazione dei professionisti e della classe Dirigente del Paese passa per il sistema universitario: per il futuro, pensiamo sia necessario rendere più efficaci i corsi di studio, proprio attraverso l?adozione di specifiche convenzioni tra le Università, gli Ordini professionali e le imprese per realizzare stages e tirocini professionali durante il percorso formativo. Inoltre, ci piacerebbe vedere realizzato un collegamento diretto tra Università e mondo del lavoro: un?esigenza imprescindibile per i giovani. Una valida ipotesi è quella di promuovere Forum locali ?Università?Lavoro?, che consentano la creazione di un canale privilegiato per gli studenti ed i laureati con la Pubblica Amministrazione, gli enti pubblici, gli Ordini professionali e le realtà produttive nazionali e locali. A supporto di questi processi di interazione dovranno essere istituiti degli uffici permanenti nel Ministero e negli Atenei, che consentano agli studenti di accedere a stages e tirocini professionali, orientandone le scelte pre, durante e post universitarie e promuovendo un approccio immediato con il mondo del lavoro per ridurre i limiti informativi, causa principale della ?discontinuità? tra domanda e offerta di occupazione. In questa direzione, per costruire un maggior raccordo Università-Lavoro, un primo importante atto è stata l'istituzione, da parte del Ministro Moratti, dell'Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati delle università per valutare l'efficacia, l'efficienza e la qualità dei percorsi formativi degli studenti e per verificare il successivo inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. ACCESSO ALLE PROFESSIONI Azione Universitaria si è fortemente battuta in questi anni sul fronte dell?accesso alle professioni intellettuali, in cui rientrano l?ordinamento universitario; le scuole di specializzazione; il tirocinio; l?esame di Stato. Finalmente, per rispondere alla debacle della Sinistra, è in corso di modifica il D.P.R. 328/2001 che regola le norme per l?accesso agli Ordini professionali. Gli errori della Sinistra sull?attuale impostazione dell?accesso alle professioni sono state generati dall?introduzione del ?3+2?. Infatti, la Riforma ha reso obbligatorio il percorso triennale a carattere fortemente qualificante anche per chi intende acquisire una formazione più completa (su 5 anni) che necessita di più solide conoscenze di base. Contemporaneamente, l?adozione dell?impianto seriale del ?3? seguito dal ?+ 2? non ha consentito una reale professionalizazione di quei percorsi triennali che avrebbero dovuto essere concepiti e finalizzati per un rapido ingresso nel mondo del lavoro. Anche queste sono ragioni che ci inducono a spingere per la necessaria Contro Riforma della didattica universitaria. Vogliamo, infatti, che siano ridefiniti i percorsi universitari e che l?accesso agli Ordini sia meglio regolato, definendo e distinguendo in modo più appropriato la ripartizione delle competenze fra i professionisti che hanno conseguito il titolo di laurea triennale e quelli che hanno il titolo di laurea quinquennale. Proponiamo, inoltre, che l?attuale tirocinio post lauream, per quei settori dove ne risulta fondamentale l?effettuazione, sia integrato (tramite apposite convenzioni tra Università ed Ordini) nel percorso di studio e che sia reso obbligatorio garantire uno stipendio agli apprendisti (magari detraibile dalle tasse del libero professionista che ha assunto il praticante). Inoltre, ricordiamo che, grazie al nostro tempestivo intervento, è stato corretto un errore marchiano della Sinistra: gli studenti laureati del vecchio Ordinamento svolgeranno, fino al 2006, le prove degli Esami di Stato per l?accesso alle professioni di dottore agronomo e dottore forestale, architetto, assistente sociale, attuarlo, biologo, chimico, geologo, ingegnere e psicologo secondo le modalità previgenti alla Riforma. Abbiamo, anche, raggiunto l?obiettivo di migliorare le regole per lo svolgimento degli esami di Stato per l'accesso alle professioni economico-contabili, di farmacista e di psicologo. Sul fronte dell?accesso alla professione forense, abbiamo combattuto per la tutela dei diritti acquisiti dai giovani praticanti avvocati contro il Decreto che ha modificato temporaneamente l'esame di abilitazione alla professione. Nato per contrastare i fenomeni delle ?commissioni facili? e degli abusi sugli esaminandi, rischiava di cancellare i diritti acquisiti e, perfino, l?uso durante gli scritti dei ?codici commentatati? Oggi, come allora, pensiamo che la migliore politica da applicare per l?accesso alla professione forense sia la scelta di valorizzare le scuole di specializzazione, mutando le modalità di svolgimento dell'esame di Stato. Questo resta un meccanismo di controllo e garanzia, ma dovrà divenire solo il terminale di un percorso formativo serio ed obbligatorio comprensivo del tirocinio. Ma pretendiamo di più: la formazione del giovane inizia dalla Facoltà di Giurisprudenza che dovrà garantire una preparazione completa già indirizzata nel settore delle professioni di avvocato, notaio e magistrato con ?nuovi? corsi di Laurea caratterizzati da unitarietà didattica su cinque anni I giovani devono, infatti, guadagnare la padronanza degli strumenti di conoscenza, di comportamento deontologico e di organizzazione che possano consentire al cliente di essere assistito in modo protetto e corretto. L'attuale Ordinamento del ?3 + 2? non fornisce le adeguate garanzie ?sociali?.

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