LA VALUTAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
Molti sostengono che i problemi dell?Università italiana siano la carenza di fondi e il (conseguente) basso numero di docenti rispetto ad un numero di studenti sempre crescente. Noi rispondiamo che il malfunzionamento del sistema è congenito: gli Atenei sono gestiti da ?baroni?, che ?spendono? piuttosto di ?investire? e che scelgono il personale con criteri ?fiduciari? che poco tengono in conto delle capacità dei docenti e dei ricercatori loro sottoposti.
Queste sono le vere ragioni della carenza di qualità nella didattica, dei ?fantasiosi? meccanismi per l?assunzione e la progressione nella carriera dei professori e dell?incapacità, dimostrata dalle Università, nella gestione dei fondi derivanti sia dallo Stato che dalle sempre più alte tasse universitarie.
Addirittura, gli infiniti ?compromessi accademici? hanno portato all?apertura di interi Corsi di Studio, inutili e carenti sul fronte degli sbocchi professionali. Con il contributo delle nostre continue denunce, grazie all?intervento dell?attuale Governo, sono state introdotte delle regole (i cosiddetti ?requisiti minimi?) che hanno permesso di chiudere questi corsi scandalosi, nonché di evitare clamorosi sprechi ed un incremento del numero dei laureati disoccupati.
Per rafforzare l?azione riformatrice dell?Università, vogliamo che siano cambiate le ?regole del gioco? e che siano introdotti più efficienti sistemi per valutare l?efficacia e la qualità della didattica, della docenza, dell?organizzazione, delle strutture e dei servizi offerti dall?Ateneo. Solo dopo una vera riforma dei meccanismi di gestione delle Università, sarà possibile, infatti, procedere al taglio degli sprechi ed a nuovi investimenti che consentano di rilanciare i servizi e di completare le strutture esistenti, che sono carenti di aule, banchi, biblioteche, laboratori, centri di calcolo, accesso ad internet, strutture sociali e sportive.
I Nuclei di Valutazione, gli attuali organismi universitari preposti a compiti di monitoraggio, hanno una normativa carente e perciò operano, quasi sempre, in regime di ?spartizione? tra i vari corporativismi accademici. Una prassi che può essere abbandonata solo attraverso l?introduzione di parametri nazionali e locali più oggettivi, che consentano di generare concorrenza fra le Università e all?interno delle stesse. Insomma, noi puntiamo ad una vera valutazione qualitativa e quantitativa dei risultati conseguiti dagli Atenei ed a più moderni meccanismi di premi e sanzioni nell?assegnazione dei fondi.
Un esempio di come le attuali stime siano state effettuate erroneamente: la valutazione di efficienza del sistema basata sul numero di laureati ha contribuito alla trasformazione delle Facoltà in ?diplomifici? (sfornano laureati come fosse pane?). È necessario puntare su indicatori diversi, rafforzando il ?peso? degli investimenti in strutture, dell?erogazione dei servizi e del tasso di abbandoni, ma anche introducendo la stima del numero di laureati che sono occupati ad almeno tre anni dal conseguimento del titolo. Così, lo Stato investirà i propri fondi in un sistema universitario che premia gli Atenei e i Corsi di Laurea qualitativamente migliori e che più lo meritano, bloccando i fenomeni di finanza ?allegra?, nonché superando l?attuale sistema di compromessi e tutele corporative.
In questo processo, il ruolo degli studenti non potrà essere marginale. Per questo proponiamo l?istituzione in ogni Ateneo dell?Osservatorio studentesco per la qualità della didattica e dei servizi amministrativi. Un organismo degli studenti, affiancato ai Nuclei di Valutazione, che consenta (tramite migliori e più precisi questionari compilati dagli studenti) di analizzare e monitorare l?efficienza e la qualità delle strutture e dei servizi, ma soprattutto la qualità e l?efficacia degli insegnamenti, la disponibilità, la presenza alle lezioni e negli orari di ricevimento, nonché la professionalità dei docenti. Chiaramente, di fronte a proposte così serie e così forti, una parte consistente dei Professori alzerà le ?barricate?, per timore di perdere ?diritti? e privilegi da lungo tempo acquisiti.
STATO GIURIDICO DEI DOCENTI
È in discussione la nuova Legge per la ridefinizione dei contratti e degli stipendi dei professori. Cosa vorremmo che scaturisse dal dibattito? I nuovi meccanismi concorsuali per l?assunzione e la progressione nella carriera dei docenti devono essere basati su criteri autenticamente scientifici per contrastare i baronati (quei professori intoccabili e inamovibili), i privilegi e i clientelismi. Un professore bravo, interessante, preparato, presente e disponibile va premiato ed incentivato; un professore incapace, impreparato, incurante degli studenti e assenteista (magari perché interessato solo al prestigio ed alla libera professione) deve essere penalizzato, anche con l?eventuale rescissione del contratto per dare spazio a giovani e volenterosi docenti. Ed, inoltre, vorremmo più adeguati meccanismi di incentivazione per il potenziamento dell?orientamento e del tutorato (assistenza agli studenti). Insomma, i professori devono rispondere a qualcuno del proprio operato, unica via per far assumere al corpo docente le proprie responsabilità.
È buona l?idea di ripristinare concorsi unici nazionali per eliminare i nepotismi locali e garantire maggiore trasparenza. Sicuramente più interessanti sono le proposte di raddoppiare, portando da 60 a 120, le ore obbligatoriamente destinate dai professori alle attività didattiche frontali e di introdurre la durata limitata dei primi contratti di ricerca e docenza. L?incremento della presenza dei professori in aula e l?inserimento dei criteri di ?merito accademico? per la determinazione di una quota dello stipendio e per la progressione della carriera sono un vero incentivo per l'impegno qualitativo e quantitativo dei docenti, nell'interesse di un miglioramento del servizio offerto agli studenti.
Con queste scelte, tutt?altro che scandalose, prima di assumere definitivamente (a tempo indeterminato) i ?futuri lumi? della scienza italiana, si potrà vederli all'opera e valutare i risultati scientifici ottenuti prima di confermarli come tali. Nel passato, non ci sono mai state forme di tutela così forti per gli Atenei e per gli studenti (componente "debole" del sistema universitario.)
Le proteste incomprensibili e strumentali della Sinistra contro questa impostazione, vanno chiaramente a supportare quei settori che non intendono innovare, introdurre flessibilità e, soprattutto, criteri di merito per mantenere il sistema universitario ancorato sulle vecchie logiche lobbistiche dei ?baroni?. Si spera che il corpo docente non si arrocchi sulla difesa dello Statu quo, ma si adoperi nella comune ricerca di soluzioni riformiste per il bene del Paese.
Visto che vi sarà un elevato turn over (per il pensionamento di circa il 50% dei docenti entro il 2017) e considerate le risorse inserite in Finanziaria 2004 che porteranno un aumento del 10% del numero dei ricercatori operanti in Italia, si apriranno numerose possibilità per i giovani. Noi auspichiamo che questi possano intraprendere più agevolmente la carriera docente in un nuovo contesto legislativo che valorizzerà i migliori.
CNSU 2004: Valutare meglio il Sistema Universitario
LA VALUTAZIONE DEL SISTEMA UNIVERSITARIO
Molti sostengono che i problemi dell?Università italiana siano la carenza di fondi e il (conseguente) basso numero di docenti rispetto ad un numero di studenti sempre crescente. Noi rispondiamo che il malfunzionamento del sistema è congenito: gli Atenei sono gestiti da ?baroni?, che ?spendono? piuttosto di ?investire? e che scelgono il personale con criteri ?fiduciari? che poco tengono in conto delle capacità dei docenti e dei ricercatori loro sottoposti.
Queste sono le vere ragioni della carenza di qualità nella didattica, dei ?fantasiosi? meccanismi per l?assunzione e la progressione nella carriera dei professori e dell?incapacità, dimostrata dalle Università, nella gestione dei fondi derivanti sia dallo Stato che dalle sempre più alte tasse universitarie.
Addirittura, gli infiniti ?compromessi accademici? hanno portato all?apertura di interi Corsi di Studio, inutili e carenti sul fronte degli sbocchi professionali. Con il contributo delle nostre continue denunce, grazie all?intervento dell?attuale Governo, sono state introdotte delle regole (i cosiddetti ?requisiti minimi?) che hanno permesso di chiudere questi corsi scandalosi, nonché di evitare clamorosi sprechi ed un incremento del numero dei laureati disoccupati.
Per rafforzare l?azione riformatrice dell?Università, vogliamo che siano cambiate le ?regole del gioco? e che siano introdotti più efficienti sistemi per valutare l?efficacia e la qualità della didattica, della docenza, dell?organizzazione, delle strutture e dei servizi offerti dall?Ateneo. Solo dopo una vera riforma dei meccanismi di gestione delle Università, sarà possibile, infatti, procedere al taglio degli sprechi ed a nuovi investimenti che consentano di rilanciare i servizi e di completare le strutture esistenti, che sono carenti di aule, banchi, biblioteche, laboratori, centri di calcolo, accesso ad internet, strutture sociali e sportive.
I Nuclei di Valutazione, gli attuali organismi universitari preposti a compiti di monitoraggio, hanno una normativa carente e perciò operano, quasi sempre, in regime di ?spartizione? tra i vari corporativismi accademici. Una prassi che può essere abbandonata solo attraverso l?introduzione di parametri nazionali e locali più oggettivi, che consentano di generare concorrenza fra le Università e all?interno delle stesse. Insomma, noi puntiamo ad una vera valutazione qualitativa e quantitativa dei risultati conseguiti dagli Atenei ed a più moderni meccanismi di premi e sanzioni nell?assegnazione dei fondi.
Un esempio di come le attuali stime siano state effettuate erroneamente: la valutazione di efficienza del sistema basata sul numero di laureati ha contribuito alla trasformazione delle Facoltà in ?diplomifici? (sfornano laureati come fosse pane?). È necessario puntare su indicatori diversi, rafforzando il ?peso? degli investimenti in strutture, dell?erogazione dei servizi e del tasso di abbandoni, ma anche introducendo la stima del numero di laureati che sono occupati ad almeno tre anni dal conseguimento del titolo. Così, lo Stato investirà i propri fondi in un sistema universitario che premia gli Atenei e i Corsi di Laurea qualitativamente migliori e che più lo meritano, bloccando i fenomeni di finanza ?allegra?, nonché superando l?attuale sistema di compromessi e tutele corporative.
In questo processo, il ruolo degli studenti non potrà essere marginale. Per questo proponiamo l?istituzione in ogni Ateneo dell?Osservatorio studentesco per la qualità della didattica e dei servizi amministrativi. Un organismo degli studenti, affiancato ai Nuclei di Valutazione, che consenta (tramite migliori e più precisi questionari compilati dagli studenti) di analizzare e monitorare l?efficienza e la qualità delle strutture e dei servizi, ma soprattutto la qualità e l?efficacia degli insegnamenti, la disponibilità, la presenza alle lezioni e negli orari di ricevimento, nonché la professionalità dei docenti. Chiaramente, di fronte a proposte così serie e così forti, una parte consistente dei Professori alzerà le ?barricate?, per timore di perdere ?diritti? e privilegi da lungo tempo acquisiti.
STATO GIURIDICO DEI DOCENTI
È in discussione la nuova Legge per la ridefinizione dei contratti e degli stipendi dei professori. Cosa vorremmo che scaturisse dal dibattito? I nuovi meccanismi concorsuali per l?assunzione e la progressione nella carriera dei docenti devono essere basati su criteri autenticamente scientifici per contrastare i baronati (quei professori intoccabili e inamovibili), i privilegi e i clientelismi. Un professore bravo, interessante, preparato, presente e disponibile va premiato ed incentivato; un professore incapace, impreparato, incurante degli studenti e assenteista (magari perché interessato solo al prestigio ed alla libera professione) deve essere penalizzato, anche con l?eventuale rescissione del contratto per dare spazio a giovani e volenterosi docenti. Ed, inoltre, vorremmo più adeguati meccanismi di incentivazione per il potenziamento dell?orientamento e del tutorato (assistenza agli studenti). Insomma, i professori devono rispondere a qualcuno del proprio operato, unica via per far assumere al corpo docente le proprie responsabilità.
È buona l?idea di ripristinare concorsi unici nazionali per eliminare i nepotismi locali e garantire maggiore trasparenza. Sicuramente più interessanti sono le proposte di raddoppiare, portando da 60 a 120, le ore obbligatoriamente destinate dai professori alle attività didattiche frontali e di introdurre la durata limitata dei primi contratti di ricerca e docenza. L?incremento della presenza dei professori in aula e l?inserimento dei criteri di ?merito accademico? per la determinazione di una quota dello stipendio e per la progressione della carriera sono un vero incentivo per l'impegno qualitativo e quantitativo dei docenti, nell'interesse di un miglioramento del servizio offerto agli studenti.
Con queste scelte, tutt?altro che scandalose, prima di assumere definitivamente (a tempo indeterminato) i ?futuri lumi? della scienza italiana, si potrà vederli all'opera e valutare i risultati scientifici ottenuti prima di confermarli come tali. Nel passato, non ci sono mai state forme di tutela così forti per gli Atenei e per gli studenti (componente "debole" del sistema universitario.)
Le proteste incomprensibili e strumentali della Sinistra contro questa impostazione, vanno chiaramente a supportare quei settori che non intendono innovare, introdurre flessibilità e, soprattutto, criteri di merito per mantenere il sistema universitario ancorato sulle vecchie logiche lobbistiche dei ?baroni?. Si spera che il corpo docente non si arrocchi sulla difesa dello Statu quo, ma si adoperi nella comune ricerca di soluzioni riformiste per il bene del Paese.
Visto che vi sarà un elevato turn over (per il pensionamento di circa il 50% dei docenti entro il 2017) e considerate le risorse inserite in Finanziaria 2004 che porteranno un aumento del 10% del numero dei ricercatori operanti in Italia, si apriranno numerose possibilità per i giovani. Noi auspichiamo che questi possano intraprendere più agevolmente la carriera docente in un nuovo contesto legislativo che valorizzerà i migliori.








