La Giovane Destra • 20 March 2008

La sfida di una generazione che non vuole arrendersi (03/2008)

Questa è la storia di una generazione di italiani abbandonata a se stessa, blandita dalla politica una settimana ogni due anni circa, raccontata dai mass media come fosse una banda di psicopatici assassini, “fatta” di droghe, percorsa dai fremiti violenti degli ultras negli stadi o dei bulli nelle scuole, sedotta dall’esempio di “veline e tronisti”, del tutto priva di una missione, spirituale o politica che sia. E’ il ritratto comune dei giovani italiani di oggi, una massa di parassiti nullafacenti che restano aggrappati alle gonne della mamma perché rifuggono le responsabilità e pretendono il posto fisso all’alba del terzo millennio, nonché la prospettiva di una pensione in un futuro lontano. La destra d’Italia, Alleanza Nazionale, non può accettare questa visione della gioventù di oggi, soprattutto alla luce della grande tradizione giovanile che ha la presunzione di rivendicare ad ogni occasione utile. Non può farlo in virtù di un’analisi razionale su cui ci si soffermerà, e non può farlo perché custodisce un comune senso di appartenenza con i giovani di questa nazione: l’intima relazione con una patria intesa come tesoro di valori, sentimenti, tradizioni e sogni arditi proiettati nel tempo. “I giovani hanno più bisogno di esempi che di critiche” amava sostenere Joseph Joubert un paio di secoli or sono. A giudicare dal dibattito in corso sui giornali e nella società sembra proprio che l’aforisma del filosofo francese tenga ancora bene il campo. Troppi giudizi affrettati sull’inarrestabile decadenza della gioventù italiana sono emersi in questi mesi dal pozzo dell’emotività che solitamente condiziona il buon senso. E’ davvero stupido chiedersi se i giovani di oggi siano migliori o peggiori dei loro predecessori. Troppo diverso il contesto, le prospettive, le attitudini. La modernità ha stravolto, ancora di più negli ultimi anni, il contesto sociologico giovanile. Da un lato sottopone i giovani dei paesi più evoluti ad un attacco violento con armi nuove e dirompenti che minacciano la formazione delle coscienze nei giovani e nei giovanissimi, dall’altro però avvicina tra loro ragazzi altrimenti lontanissimi geograficamente e culturalmente, crea comunità virtuali, concentra in pochi centimetri cubici una quantità tale di musica che avrebbe riempito un armadio interno di dischi in vinile. Da un lato mette davanti agli occhi degli adolescenti, a portata di un “clic”, tutte le peggiori e meschine debolezze umane, dall’altro permette alla viva curiosità culturale il libero accesso a sconfinate informazioni e nozioni, offrendo ulteriori mezzi per dare sfogo alla forza interiore della creatività. Assistiamo, insomma, ad un bombardamento incessante di messaggi sbagliati, programmi sbagliati ed esempi sbagliati, mescolati senza alcun tipo di distinzione a informazioni preziose, bagagli di conoscenza sterminati, esempi positivi e messaggi incoraggianti. Un bombardamento che porta i giovanissimi, vulnerabili per natura, precocemente costretti nel periodo del caos esistenziale a dover distinguere tra migliaia di messaggi il bene dal male. Eppure capita che questa generazione reagisca (quasi sempre) con coraggio e serenità. Ed è proprio nel modo di resistere a tutto questo che si rivelano le qualità straordinarie di questa generazione. Certamente, questa banalità del bene può avere un certo sapore propagandistico o di corporativismo, ma basterebbe riportare per qualche istante il fascio di luce della comunicazione ad illuminare la realtà giovanile nell’Italia di oggi. Si potrebbe così entrare nelle nostre scuole fatiscenti (sembra che nella seconda parte del documento - parte propositiva - manchi un riferimento esplicito alla necessità di investire fondi pubblici per superare il degrado degli edifici, come anche per costruire più alloggi per gli studenti universitari) e svelare al pubblico, oltre che alla politica, le tante piccole storie di solidarietà generazionale che non hanno alcun rilievo mass mediale. Ragazzi e ragazze che si sostengono a vicenda, alleviando le rispettive sofferenze provocate dai disagi psicofisici, dagli handicap, dai drammi familiari. Si potrebbe, nel momento in cui si denuncia la continua “fuga di cervelli”, chiedere incoraggiamento e sostegno per quei giovani ricercatori che tra mille difficoltà hanno scelto di rimanere nella loro terra, di mettere la propria competenza al servizio del sapere nazionale e dello sviluppo dell’Italia, sfidando la casta feudale dei baronati e dei relativi raccomandati. Allo stesso modo sarebbe ora che qualcuno si accorgesse dell’eroismo di coloro che formano una famiglia a 25 anni pur dovendo vivere nell’era della “flessibilità” e nell’epoca in cui si vorrebbe rendere “flessibile” anche la stessa famiglia. C’è un mondo straordinario, quello del volontariato, dell’impegno sociale e politico, lì dove si trasformano ideali in mattoni che sembra quasi non esistere, non avere diritto di cittadinanza nell’informazione nazionale. (sembra che nella seconda parte del documento - parte propositiva - manchi un riferimento esplicito alla necessità che lo stato investa sempre di più per favorire la diffusione e l’informazione sul volontariato, lo sport, l’impegno sociale dei giovani) Persino nello sport si sottovaluta spesso una generazione che si sfianca ogni giorno in piscina, su una pista di atletica o su un campo di rugby per far cantare, anche soltanto per pochi secondi, l’inno nazionale a tutto il popolo italiano. Non vengono promosse le opere artistiche dei nostri giovani, valorizzate le loro imprese professionali, premiato il loro piccolo grande contributo al progresso dell’uomo. E i nostri giovani militari impegnati in Iraq, Afghanistan, Kosovo o Libano? Cosa fanno quotidianamente laggiù? Chi sono? Per cosa rischiano di morire? E ancora, con quanta superficialità viene raccontato e percepito il rapporto tra questa gioventù e la religione, la spiritualità. Eppure è grande e frequente la consapevolezza di voler legare la propria vita ad una dimensione verticale capace di dare un senso al nostro affannarci quotidiano. Ebbene, noi abbiamo la presunzione di conoscere questa gioventù che rappresenta la maggioranza dei giovani italiani ma non gode della giusta visibilità e non è sostenuta dalla politica. Sono ribelli in guanto di velluto, perché sfidano la paura, l’ignavia, la desertificazione dei valori assoluti eppure lo fanno in silenzio. Sono in rivolta, anche se non sfasciano le vetrine dei McDonald, una rivolta generazionale diffusa che dobbiamo capire, sostenere e guidare. Per loro dobbiamo batterci ed a loro dobbiamo rivolgere le nostre azioni politiche. La sinistra ha cercato e cercherà di “comprare” questa rivolta con la droga libera, i concerti gratuiti, gli idoli di plastica, i sussidi di Stato, ma sottovaluta la statura morale dei giovani italiani, la loro capacità di discernimento, il loro istinto di libertà. A questo punto, la domanda da farsi all’alba di una nuova stagione politica è la seguente: cosa possiamo offrire noi di concreto a questa generazione? Per cominciare, non soltanto qualcosa di concreto. Possiamo e dobbiamo offrirle una piattaforma di rivendicazioni sociali, culturali e politiche, ma anche delle suggestioni capaci di evocare un piano emozionale, altrettanto funzionale al coinvolgimento dei giovani nella nostra avventura politica rispetto al piano delle azioni tangibili in grado di risolvere i problemi che sono sul tappeto. Dunque un immaginario innervato dalle nostre idee che trasmetta esempi, esperienze, eroi, valori e modelli a coloro che, in questo senso, sono la parte più ricettiva del nostro popolo. Ma procediamo con ordine. C’è stato un tempo in cui i giovani italiani chiedevano “tutto e subito”. Oggi non è più così, ma purtroppo sono proprio loro a scontare sulla pelle il fallimento dell’ideologia sessantottina. Un’idea distorta della composizione sociale nella quale i giovani da categoria anagrafica si sono trasformati in categoria sociologica. Quello che ne è seguito è l’industrializzazione degli ideali rivoluzionari dalla quale è stata espulsa la transitorietà della condizione giovanile e con essa il principio della meritocrazia come fattore di progresso individuale e comunitario. Oggi, offrire ai giovani d’Italia un “anti 68” significa ridare loro la dignità di soggetto pubblico che prescinde dal dato anagrafico e vuol dire anche restituirgli gli strumenti necessari per misurarsi sul terreno della meritocrazia, senza ostacoli né preclusioni di “casta”. Sembrano questioni di principio, largamente condivisibili, eppure basta conoscere alcune situazioni per avere l’esatta percezione di come in realtà l’obiettivo venga sottovalutato, quando non osteggiato dalle istituzioni pubbliche. Migliaia di neo laureati in medicina sono stati lasciati a marcire sul piazzale antistante Montecitorio dal Ministro dell’Università Fabio Mussi. Cosa chiedevano quei ragazzi? Di non perdere un anno della propria formazione professionale per colpa della burocrazia ministeriale che ha fissato l’esame di specializzazione una manciata di giorni prima della loro laurea. Scendendo via via i piani della concretezza. Bisogna necessariamente partire da una scuola capace di recuperare il suo ruolo educativo e soprattutto formativo da un punto di vista culturale. Una scuola in grado di formare uomini non attraverso il nozionismo sterile e funzionale alla professione, ma il sapere, il saper fare ed il saper dire. Questa scuola dovrà smettere di inseguire modelli educativi stranieri e recuperare la specificità italiana ed europea. I piani di studio sono un passaggio fondamentale di questo percorso: è indispensabile introdurre ed approfondire a tutti i livelli lo studio della filosofia – come peculiarità europea nella formazione del pensiero – e del diritto – elemento fondamentale nell’educazione alla legalità ed al senso della Patria intesa come comunità nazionale. La differenziazione fra i licei e gli istituti di formazione professionale non deve prescindere dal raggiungimento di una elevato livello culturale attraverso ogni canale. Perché questo avvenga la scuola deve essere un diritto prima che un obbligo. Un diritto l’accesso alla cultura per tutti, a prescindere dalla provenienza sociale: questo diritto passa, ad esempio, attraverso la gratuità dei trasporti pubblici – per permettere una scelta del canale d’istruzione anche a chi vive lontano – e l’abolizione del libro di testo obbligatorio, per liberare la cultura e renderla economicamente accessibile anche ai più sfortunati. Scuola, università, attività di formazione devono tornare a premiare il merito offrendo a tutti reali possibilità di accesso e di crescita. In questo, uno dei grandi obiettivi resta quello di trasformare scuole e università sul modello dei campus, ovvero luoghi aperti anche al di fuori degli orari di lezione, dove sia possibile praticare attività sportive e di formazione, o dedicare spazio e tempo all’arte. Creare delle vere e proprie comunità giovanili. Non più contrapposizione tra uguaglianza e merito – come vorrebbe l’ideologia sessantottina – ma uguaglianza come presupposto del merito. Per difendere e garantire il merito si potrebbe, ad esempio, lanciare un osservatorio sui concorsi pubblici e sui diritti degli studenti nelle scuole e nelle università. Tale osservatorio avrebbe anche il compito di valutare iniziative per contrastare il ricorso ancora troppo diffuso alla raccomandazione per colpire qualsiasi forma di offuscamento della trasparenza nella selezione meritocratica. La pratica di agevolare amici o conoscenti nelle scelte di personale di aziende pubbliche o a partecipazione pubblica, nonché nelle selezioni dei ricercatori e dei docenti degli atenei, deve essere combattuta con tutti gli strumenti utili, anche attraverso modifiche al codice penale. Occorre promuovere azioni volte alla collaborazione tra università, imprese e territorio. Favorire l’istituzione di un fondo statale per la realizzazione di progetti di spin-off tra scuole, università, aziende e attori operanti nel mondo del lavoro, al fine di valorizzare il processo formativo dei giovani nelle realtà educative e culturali tipiche del nostro territorio, favorendone l’inserimento nel mondo del lavoro, garantendo allo stesso tempo il rispetto delle basilari garanzie sindacali anche nelle varie forme di apprendistato. Bisogna ristrutturare ed ammodernare gli ordini professionali, inserire i tirocini direttamente all’interno del percorso di studio e modificare le modalità di valutazione della professionalità acquisita per rendere l’accesso più snello, ma anche più meritocratico. Occorre favorire l’accesso al credito dei giovani, in modo che questi non continuino a gravare sempre e solo sulle famiglie, spesso non abbienti; in particolare, serve l’istituzione di un fondo di garanzia che permetta l’accesso dei giovani lavoratori autonomi o con contratto flessibile ai prodotti creditizi, con agevolazioni che consentano di potere progettare il proprio futuro. Vivere nell'era della precarietà non è stata una scelta della generazione da poco affacciatasi sul mondo del lavoro, ma un destino sfortunato con il quale bisogna fare i conti. Non è una scelta essere una "generazione a termine", il cui tempo sarà pure determinato ma il cui progetto di vita è invece assolutamente indeterminato. La destra della coesione sociale, nel momento stesso in cui rivendica i risultati positivi raggiunti dalla legge 30 nell'emersione del lavoro nero, deve avere il coraggio di dare risposte incisive ai giovani con contratti atipici, i quali, una volta dimostrata la propria capacità, creatività e produttività, devono avere risposte concrete per costruire il proprio futuro. E' tempo di rimodulare il concetto di flessibilità e di cominciare a pensare all'introduzione di contratti indeterminati più leggeri per i neo assunti e i giovani under 35, contratti che in cambio della certezza del posto fisso offrano un sistema di tutele più agile che risulti conveniente anche per le imprese. Questo può e deve essere un tassello di una vera e propria rivoluzione partecipativa che deve portare ad un nuovo modello economico fondato sulla condivisione della vita d'impresa come dimensione comunitaria. Mentre, per quanto riguarda l’imprenditoria giovanile, sarebbe utile predisporre l’applicazione di un regime fiscale sostitutivo per coloro che intendono intraprendere nuove attività produttive con la previsione di un fondo che garantisca gli istituti finanziari nei primi anni di attività delle nuove imprese o di avviamento di nuovi rami aziendali da parte di giovani imprese che vogliono innovare la propria produzione di beni e servizi. Contemporaneamente, sarebbe importante favorire lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel meridione e nelle altre aree depresse del Paese, dove sinora sono stati investiti miliardi per costruire zone industriali nelle quali ancora non ci sono imprese, attraverso l’adozione di consistenti sgravi fiscali sui terreni, sulle imposte statali e locali e sul costo del lavoro. Questi provvedimenti, insieme ad un potenziamento delle leggi agevolative esistenti per l’avvio di nuove imprese ridurrebbe drasticamente il tasso di mortalità delle nuove attività imprenditoriali, costituendo una misura concreta volta alla creazione di nuovi posti di lavoro. Da alcuni anni è emersa una nuova emergenza nazionale che colpisce soprattutto i giovani, ed in particolare coloro che si gravano della responsabilità di una propria famiglia: la questione abitativa. Su questo punto Azione Giovani ha prodotto una campagna denominata Azione Casa che si pone alcuni obiettivi ben definiti: il riscatto della proprietà per gli alloggi popolari al saldo di tutti i canoni mensili versati sino al raggiungimento del valore dell’abitazione, l’istituzione di un fondo di garanzia e l’introduzione di mutui agevolati per l’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie sposate. sarebbe anche opportuno rimodulare la modalità di calcolo degli interessi sui mutui, che apporta notevoli vantaggi a quel sistema bancario che, a fronte di un prestito per l’acquisto di un’immobile, in media incassa in 30 o 40 anni il doppio della cifra prestata. Si tratta di una campagna dal valore politico importante perché marca una posizione nettamente contrapposta a quella della sinistra italiana, la quale ha scelto di incentivare con sgravi fiscali gli affitti, consegnando di fatto i giovani italiani alla precarietà abitativa per tutta la vita. D’altra parte, l’opzione di questo governo per la famiglia ha portato persino il ministro competente a dichiarare la “totale insoddisfazione” per il trattamento riservato ai nuclei familiari nella elaborazione della recente legge finanziaria. Ci sarebbe molto da scrivere sul tema delle giovani famiglie. A noi piace ricordare la natura eroica di una assunzione di responsabilità verso la quale non esiste alcun vantaggio economico e sociale in questo determinato momento politico, eppure, ciò nonostante, ci sono ancora in Italia dei giovani ribelli che a 25 anni, con un lavoro precario, uno stipendio insufficiente, una tassazione odiosa ed una pensione irraggiungibile gettano il proprio cuore oltre l’ostacolo e formando una famiglia compiono un gesto di autentica rivolta sociale. Altro che bamboccioni, verrebbe da gridare a Tommaso Padoa Schioppa! Soprattutto per loro, e per quelle giovani donne che scelgono la dolorosa strada dell’aborto perché nessuno offre loro un’alternativa nella quale sperare, chiediamo una legislazione di emergenza a sostegno della maternità e per incentivare la natalità in una Nazione nella quale poter mettere al mondo un bambino è diventato un lusso in tutti i sensi. Insomma le soluzioni da porgere ad una generazione che ancora crede nel futuro ed ancora vive un profondo senso di appartenenza alla comunità nazionale ci sono. Bisogna soltanto offrirsi di rappresentarla e fidarsi di lei. Anche per questo chiediamo la corrispondenza tra elettorato attivo e passivo, insieme al voto a sedici anni, purché vincolato all’iscrizione volontaria nelle liste elettorali. Non ci si può proporre come interlocutori credibili dei giovani italiani se non si offre in cambio una fiducia convinta e sincera nelle loro capacità e possibilità. Insomma, tante proposte che devono trovare una cornice organica, far parte di un disegno chiaro e armonico capace di costruire una vera e propria rivoluzione per i giovani italiani. Per questo vogliamo sostenere una legge quadro in difesa dei non garantiti capace di sintetizzare le numerose proposte messe a punto nel corso degli anni per sostenere i giovani in tema di lavoro, casa, accesso al credito e tutele sociali. Si tratta di incrociare tutele sociali con maggiore flessibilità del lavoro. Dal fondo di garanzia per l’accesso al mutuo sulla prima casa al tema della casa a riscatto, dal prestito d’onore a fini formativi agli ammortizzatori sociali per i giovani precari, passando per una vera regolamentazione degli stage di formazione e per le politiche di sostegno alle giovani famiglie, un pacchetto di interventi sul quale coinvolgere i giovani nella raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare. Una grande battaglia sul futuro dell’Italia che deve essere una priorità per la destra. Fino ad ora si è parlato di cose piuttosto concrete, ma in conclusione, occorre dar seguito a quanto precedentemente anticipato. La politica giovanile si nutre di risposte pratiche non meno di grandi evocazioni capaci di raccontare una certa tensione ideale. Ci sono personaggi ed esempi da radicare nell’immaginario collettivo e noi dobbiamo perseguire questo obiettivo con tutti gli strumenti e tutta la passione che possediamo. Ci sono questioni di politica internazionale nelle quali dobbiamo avere il coraggio di schierarci, senza calcoli, dalla parte dei popoli, della loro libertà e dei diritti umani. Popoli che stanno assumendo sempre di più coscienze nazionali di autodeterminazione della libertà. Incoraggiante l’esempio di consapevolezza del popolo venezuelano che ha respinto il referendum-scorciatoia con cui Chavez voleva imbavagliare la stampa e mantenere il potere a vita. Ci saranno fra pochi mesi le Olimpiadi di Pechino, nella nazione regina dell’oppressione e della disumanità. Non possiamo far finta di nulla e non lanciare messaggi coerenti con la nostra visione del mondo e della civiltà. Non verremmo capiti, né apprezzati pur con tutte le statistiche economiche del mondo. Sono solo alcuni esempi da tenere in debita considerazione per tracciare un quadro d’insieme in cui collocare una proposta giovanile efficace ed affascinante. Le risposte concrete che ci sforziamo di immaginare non possono restare scisse dalle domande di eternità che promanano dai membri più giovani della nostra comunità politica e nazionale. La pasta di cui sono fatti gli uomini e le donne dell’Italia di domani, in fin dei conti, è la stessa di sempre: polvere di stelle imbevuta del sangue dell’umanità. Documento redatto dalla Presidenza Nazionale di Azione Giovani e aggioranto con il contributo del Coordinamento Generazione Protagonista

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