Riforma Universitaria • 25 February 2005

Stato Giuridico Docenza: Lettera Aperta ai Ricercatori

Cari Ricercatori, in questi giorni molti esponenti del mondo universitario si battono per la difesa del vostro lavoro, contro il DDL Moratti.Vi abbiamo scritto spinti dalla convinzione che molti di quelli che protestano nel vostro nome, in realtà stiano utilizzando i vostri timori e le vostre comprensibili preoccupazioni come una testa d?ariete per andare ad inficiare qualsiasi tentativo di ammodernamento del sistema universitario. La normativa vigente, che ha introdotto i concorsi ?locali?, in vigore da pochi anni, non si è rivelata sempre sufficiente a garantire la serietà della selezione. Certamente, nei settori disciplinari dove vige una buona tradizione, i concorsi vengono effettuati in modo rigoroso, ma dove tale tradizione è manchevole, la normativa è facilmente aggirata, per lasciare spazio, in nome di una mal interpretata ?autonomia?, a deprecabili scelte di cooptazione, eccessivamente localistiche, se non nepotistiche, ben note a buona parte della nostra Nazione. Una certa gestione clientelare delle risorse e dei posti, ha dato luogo troppe volte ad un sistema fondato ancora una volta su rapporti amicali e non invece su una seria concezione trasparente e autenticamente liberale delle Istituzioni. Noi vogliamo un?Università a nostra misura, incentrata sulle esigenze studentesche, con il fine di una buona didattica, con professori innamorati del propria missione educativa. Non vogliamo un?Università governata da logiche poco trasparenti e assolutamente inefficienti. I professori che lavorano e sono particolarmente bravi devono avere riconosciuti premi e avanzamenti di carriera palesemente maggiori rispetto a docenti svogliati e assenteisti. Vivendo l?Università quotidianamente siamo altresì consapevoli della quantità di carico didattico che pesa sulle spalle di molti di voi. Vi siamo grati per la pazienza che avete a lezione o a ricevimento, per le corse contro il tempo che continuamente fate per "rattoppare" i vuoti spesso creati dai ?Professoroni? e dalle carenze del sistema Siamo anche innamorati della nostra Patria e convinti della fortunata peculiarità del genio italiano, per questo riteniamo il ?settore ricerca? nevralgico per il nostro futuro e le nostre aspirazioni. Vorremmo anche noi che il Governo riuscisse ad investire di più su un settore così strategico per il nostro futuro. Impossibile non evidenziare che i paesi che più hanno investito in ricerca sono quelli che statisticamente in questi anni sono più cresciuti: Finlandia, Canada, Irlanda, la stessa Cina, ma anche l?India, il Sud Africa, tutto il Sud Est Asiatico. C?è, dunque,una forte correlazione tra investimenti nella ricerca e crescita economica di un paese, così come tra qualità dell?istruzione e sviluppo. E? vero che in Italia si investe soltanto l?1,16% del Pil in ricerca, a fronte del 1,93 dell?UE, del 2, 69% in USA e addirittura quasi del 3% in Giappone, ma è anche vero che se si analizza la percentuale del finanziamento pubblico sul totale delle spese di ricerca (quelle di pubblico e privato) notiamo che l?Italia può vantare il 50,8%, a fronte del 34,4% nell?UE, del 27,8% negli USA e 18,5% in Giappone. La nostra Nazione deve, quindi, incoraggiare maggiormente la ricerca soprattutto nel settore privato per recuperare il gap con le altre Nazioni, ma al tempo stesso le nostre imprese devono assumersi la responsabilità del proprio ruolo sociale per lo sviluppo della nostra Italia. La classe imprenditoriale italiana, se non vuole trovarsi come fanalino di coda rispetto ai competitors internazionali, deve maturare una maggiore consapevolezza della necessità di nuovi ingenti investimenti privati nella ricerca. Gli interventi governativi mirati alla esclusione dall'Irap per gli investimenti delle imprese per la ricerca, insieme all?istituzione del fondo Rotativo ?Investimento, Ricerca e Innovazione? per 6 miliardi di euro, sono stati dei primi importanti passi in questa direzione, che potrebbero essere rafforzati dalla detrazione fiscale completa di donazioni effettuate dalle imprese ad Università ed Enti di Ricerca. All?interno di questo quadro, ben venga il vostro stimolo, il vostro grido di allarme sullo stato di salute dell?Università e della ricerca in Italia. Chiederemo, anche noi, al Parlamento di ascoltare e valutare le vostre preoccupazioni e i vostri timori, ma con la stessa forza chiediamo adesso a voi di ascoltare le preoccupazioni e i timori di noi studenti. Vi chiediamo di non lasciarvi strumentalizzare, né dai partiti politici di sinistra, né dalle alte autorità accademiche.I Partiti politici di sinistra hanno dimostrato, quando sono stati al Governo, tutta la loro insensibilità per la ricerca e per il buon funzionamento della didattica: impossibile dimenticare che il 3+2 non era stato finanziato. (La sinistra al Governo aumentò di un anno l?intero percorso universitario creando le premesse per un?esplosione dei corsi e degli insegnamenti, senza che vi fosse alla base della riforma alcun tipo di copertura Finanziaria). Vedere poi, al vostro fianco in questa protesta, i grandi professoroni, i così detti ?baroni? (quelli che non siamo mai riusciti a vedere a lezione, quelli che vi hanno distolto dalla ricerca per umiliarvi a fare i loro portaborse, oberandovi di lezioni, ricevimenti e impegni di loro competenza) ci riempie di tristezza e rabbia. Secondo voi, è loro interesse salvare il nostro e il vostro futuro o soltanto tutelare il loro presente? Noi siamo fortemente convinti della seconda. Siamo sicuri che dietro alle vostre comprensibili preoccupazioni, qualcuno in mala fede stia nascondendo i propri interessi di bottega, i propri privilegi, e il proprio strapotere. Per il bene dell?Università, vi chiediamo di riconquistare la vostra indipendenza di pensiero e di protesta: lasciate a casa chi vi strumentalizza in vista delle prossime elezioni o ancora peggio chi usa i vostri timori per coprire la propria avversione ad un?Università moderna, efficiente e meritocratica! Grazie per l?interesse e per il vostro lavoro quotidiano, che ci auguriamo non venga interrotto, soltanto a nostro discapito, in questi giorni di protesta.

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