Riforma Universitaria • 01 January 1970

Stato Giuridico Docenza: Intervista al Sottosegretario Siliquini e la posizione di AU

IL TERREMOTO ACCADEMICO VISTO DAL GOVERNO

Piero Cavallo, esponente di punta di Azione Universitaria, ha intervistato per noi Il Sottosegretario al MIUR, On Maria Grazia Siliquini, ponendo 4 domande per capire le intenzioni del Governo nella riforma delle carriere dei nostri Professori. Secondo lei perchè questa levata di scudi contro la riforma dello stato di giuridico di docenza? Il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato il disegno di legge-delega che intende innovare i sistemi di assunzione ed il trattamento giuridico ed economico dei docenti e dei ricercatori. Un testo che seguirà il suo naturale iter parlamentare, durante il quale agiremo per migliorare le criticità reali che emergeranno. Al solito, molte delle critiche provengono da settori che non intendono introdurre flessibilità e criteri di merito in un sistema ingessato. Forse alcuni dimenticano delle cattedre che si libereranno entro il 2010, quando il 45% dell'attuale corpo docente andrà in pensione. Si genererà un naturale turn over che darà spazio ai ricercatori che sono oggi già nel ruolo o ai giovani che hanno la volontà e l'ambizione di intraprendere la carriera docente. Professori a concorso nazionale e criteri meritocratici nella carriera dei docenti: un sistema per controllare gli assunti e limitare l'autonomia degli Atenei? Il provvedimento presenta sostanziali modifiche al sistema di assunzione dei docenti e dei ricercatori. Modifiche, tra l'altro, da tempo attese da interi e significativi settori dell'Università italiana. Superando l'attuale localismo e assicurando maggiore trasparenza ed omogeneità di valutazione, sarà ripristinato il sistema dei concorsi nazionali, che vedrà nelle commissioni anche la partecipazione di docenti designati dagli Atenei dell'Unione europea. Diciamo che la più importante novità è nella durata triennale, rinnovabile per una sola volta, dell'incarico di docente: è una risposta all'esigenza di flessibilità e di merito, incentivando l'impegno dei docenti, sia sotto l'aspetto quantitativo che qualitativo, nell'interesse di un migliore servizio agli studenti e di un miglioramento della qualità della ricerca. Il contratto a termine potrà, quindi, anche prima della scadenza, essere trasformato in uno a tempo indeterminato sulla base di criteri stabiliti dagli Atenei. Inoltre, in linea con la politica di apertura della formazione al sistema produttivo, saranno realizzati specifici programmi di ricerca sulla base di convenzioni con imprese e altri soggetti pubblici o privati, attraverso le quali potranno essere finanziati, per l'Ateneo interessato, posti di docenti con incarichi triennali durata massima di tre anni, con un limite del 50% rispetto al numero dei docenti di ruolo. Non vedo proprio alcuna forma di limitazione dell'autonomia o di controllo centralistico del Ministero in tutta questa azione riformatrice. Ricercatori precari con il Co.co.co: per loro un futuro incerto? Gli attuali ricercatori, mantenendo tutti i diritti acquisiti, confluiranno in un ruolo a esaurimento e il reclutamento delle giovani leve sarà affidato completamente all'autonomia dei singoli Atenei, sulla base di contratti quinquennali di collaborazione, rinnovabili una sola volta. In questo caso, come Alleanza Nazionale stiamo lavorando per trovare, in Parlamento, una soluzione idonea volta a garantire un futuro lavorativo per tutti quei ricercatori che dopo dieci anni di contratto non saranno divenuti professori. Lo stesso discorso vale per quei docenti che, pur idonei, lavoreranno sei anni nel precariato. Per tutti è già previsto uno sbocco lavorativo nel pubblico impiego, avendo riconosciuto nel provvedimento il valore del titolo per i concorsi pubblici. Ritengo che per molti ricercatori, la migliore soluzione sarà riscontrabile nel mercato del lavoro, visto che saranno considerati alla stregua di professionisti di elevata qualità. Nonostante le modifiche, non è ancora poco l'impegno richiesto ai professori? Le riforme si adottano con gradualità. Abbiamo agito per ridisegnare i diritti ed i doveri dei docenti universitari, puntando su un maggiore impegno dei professori, nell'interesse degli studenti. Nelle 350 ore annue destinate alle attività scientifiche dei docenti abbiamo raddoppiato, portando da 60 a 120, le ore obbligatoriamente destinate alle attività didattiche frontali. Abbiamo anche abrogato la distinzione tra tempo pieno e tempo definito e cambiato il sistema delle retribuzioni, suddividendole in due parti: una fissa e una variabile, corrisposta dagli Atenei mediante contratti integrativi per le attività ulteriori oltre quelle fissate dalla legge. Un sistema di incentivazione che va accompagnato da adeguati meccanismi di valutazione, che meglio funzioneranno di ogni modello coercitivo. Inoltre, abbiamo provveduto alla liberalizzazione dell'attività extraprofessionali che divengono compatibili con la docenza universitaria. La differenza rispetto al passato è nella nostra volontà di regolamentare una prassi già consolidata, prevedendo esplicitamente l'ipotesi che tali attività non dovranno essere concorrenti e né dannose per l'Ateneo. Nel passato, queste forme di tutela per l'Università e per gli studenti non c' erano: diverrà più facile tutelare gli interessi di questa componente "debole" del sistema universitario. Responsabili dell'iniziativa: Piero Cavallo

Info GP