Riforma Universitaria • 12 November 2004

Riforma 3+2: Posizione sulla Laurea Triennale (CNSU 06/2000)

Parere concernente lo schema di decreto ministeriale sulla "Determinazione delle classi delle lauree universitarie"

Ill.mo Sig. Ministro, nella seduta di insediamento del C.N.S.U. in data 14/06/2000, Ella ha richiesto come primo impegno istituzionale di questo Organo la formulazione di un parere sullo Schema di Decreto Ministeriale recante la Determinazione delle classi delle lauree universitarie. Siamo coscienti che il parere che siamo chiamati ad esprimere risulterà condizionato dal fatto che ci è stato concesso un intervallo di tempo troppo breve per poter aprire un dibattito su un tema così centrale, quale è la riforma universitaria. Il C.U.N. ha impiegato più di tre mesi per esprimere un parere di questo tipo. Questo Consiglio ritiene dunque di non essere stato messo nelle condizioni di formulare un giudizio tecnico accurato, tenendo conto inoltre che l?organo di nuova istituzione si è insediato per la prima volta solo da una settimana. Tuttavia la riforma in atto ci impone la responsabilità di esprimerci in merito ad alcune tematiche che, come studenti, avvertiamo come prioritarie nel pensare ai cambiamenti che attendono il mondo universitario nazionale. Cambiamenti, auspicati ormai da molti anni, che impongono una riflessione attenta da parte di tutto il mondo accademico e della società civile su ciò che dovrà essere l?Università del futuro Il ventunesimo secolo con l?introduzione della multimedialità, la valorizzazione delle informazioni e delle conoscenze nel processo produttivo impone la necessità di una formazione adeguata per la crescita e l?affermazione della persona e dei diritti di cittadinanza all?interno della società. Pensiamo pertanto che anche nel nostro Paese, la formazione e la ricerca debbano rivestire un ruolo che sia evidenziato da un intervento adeguato dal lato economico. Se confrontiamo le risorse che il nostro Paese destina oggi all?Università ed alla ricerca con quelle degli altri paesi dell?Unione Europea, è bene evidente come non possa essere raggiunto un livello competitivo, efficace ed efficiente. Sempre in merito alla armonizzazione con il sistema universitario europeo riteniamo debba essere portato avanti e reso effettivo. In particolare riteniamo doveroso segnalare che alcuni partners europei stanno tentando di rifondare la preparazione in università su un solido impianto culturale di base che fornisca anzitutto metodi di approccio critico ad una realtà sempre più complessa; noi rischiamo di andare incontro ad una superficiale parcellizzazione di conoscenze adottando un criterio formativo che altri paesi ritengono superati. Non è possibile inoltre pensare di attuare una riforma a ?costo zero?, dovendo porsi anche l?obiettivo di risolvere i problemi strutturali legati alla didattica ed all?offerta formativa: carenza di strutture, inadeguato rapporto quantitativo tra il numero dei docenti ed il numero degli studenti; per non parlare poi dell?alto costo della vita universitaria (testi, alloggi, trasporti?). Riteniamo che l?attuazione della riforma in regime di autonomia debba trasformarsi in una competizione virtuosa tra atenei che porti ad un innalzamento della qualità dell?offerta didattica, della ricerca e dei servizi agli studenti attraverso l?attribuzione alle università di strumenti adeguati alla realizzazione di una efficace autonomia didattica e finanziaria. Tale competizione dev?essere costantemente sorretta e guidata da adeguati strumenti di valutazione qualitativa. Uno degli obiettivi individuati della riforma è l?abbassamento dei tempi di laurea con il conseguimento di un titolo intermedio immediatamente spendibile nel mondo del lavoro, riducendo di almeno un quadriennio la permanenza media nell?Università dello studente. Ciò è condivisibile ma ci chiediamo quanto questa possibilità sia concreta. L?obiettivo di laurearsi prima, potendo acquisire anche capacità professionali, introduce un triennio che non deve essere visto solo come propedeutico alla laurea specialistica ma un titolo che ha un valore a sé immediatamente utilizzabile, comportando una necessaria ridefinizione ed adeguamento dei tempi e dei percorsi formativi. È impossibile inoltre ripensare un sistema che ridefinisca la preparazione professionale non avviando contestualmente un ripensamento sugli accessi al mondo del lavoro. Anche questo è un punto importante che per essere affrontato nella sua globalità, deve prevedere anche la partecipazione della componente studentesca e delle associazioni professionali che, secondo noi, hanno legittimità a portare le loro proposte ed esigenze nelle sedi competenti. Su come verrà poi realizzato il sistema dei crediti formativi, siamo convinti che centrali siano le esigenze degli studenti. Si afferma in qualche Ateneo l?idea che l?assegnazione dei crediti ai vari corsi, vada frettolosamente e semplicisticamente risolta con mero calcolo matematico: numero dei crediti diviso il numero degli esami di profitto. Non comprendiamo dove finiranno le esigenze di diversificazione e di autonomia tra gli atenei. Ci batteremo quindi a maggior ragione se l?assegnazione dei crediti verrà delineata rispetto al ?peso politico? dei docenti ed agli equilibri interni negli atenei. Riteniamo che maggiore debba essere il ruolo degli studenti nella definizione del proprio percorso formativo e sembra davvero sbagliato assegnare alla scelta degli studenti solo nove crediti su totali centottanta, senza assicurare peraltro l?effettiva libertà di gestione degli stessi. Un?ulteriore esigenza che avvertiamo è che sia garantita la mobilità degli studenti agevolando lo spostamento da un ateneo ad un altro e da un percorso formativo ad un altro senza perdere ciò che si è acquisito. Ci preoccupa inoltre quanto specificato dall?articolo 6 dello schema di D.M. in esame che allo stato attuale non definisce idonee garanzie per gli studenti iscritti. Allo stesso modo non è chiaro come gli studenti potranno recuperare i debiti formativi accumulati all?ingresso e durante il percorso degli studi. Pertanto riteniamo necessario venga costruito un sistema ben definito che detti modi e tempi compatibili con le effettive esigenze degli studenti. È evidente inoltre che non si può ritardare ulteriormente la ricerca di una soluzione ai problemi relativi agli studenti lavoratori, agli studenti non frequentanti ed agli studenti stranieri, date le loro specifiche esigenze all?interno del mondo universitario. Riteniamo inoltre che per una completa riuscita del percorso riformatore non possa essere slegata dalla rivisitazione dello stato giuridico della docenza universitaria. Per tali ragioni il C.N.S.U. esprime forti perplessità su numerosi aspetti della riforma pur ritenendone giusti i principi ispiratori.

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