Riforma 3+2: L'opinione sulla Riforma (05/2002)
L?Università italiana è attualmente nel cuore dell?applicazione del nuovo Ordinamento didattico, detto del ?3+2?, il meccanismo scelto per reagire alle inefficienze del sistema universitario, drasticamente improduttivo e caratterizzato da un fossilizzato schema degli insegnamenti, che ha determinato l?elevato tasso di abbandoni, forti ritardi nella conclusione del percorso formativo, un eccessivo numero di ?fuori corso?, il sovraffollamento delle Facoltà nelle grandi città.
L?attuale Governo ha stabilito che è dannoso interrompere l?applicazione della Riforma e sta monitorando il nuovo sistema universitario per evidenziare quali sono i punti critici, per valutare gli interventi e i correttivi necessari per raggiungere gli scopi dell?introduzione del nuovo Ordinamento.
Azione Universitaria ha visto nei principi ispiratori dell?attuale processo riformatore il meccanismo per rilanciare il ruolo di protagonista delle Università, accrescendone la capacità di formare le nuove generazioni, futura classe dirigente del Paese, attraverso l?abbattimento dei tempi di laurea, il conseguimento di un titolo intermedio immediatamente ?spendibile?, l?incremento del numero dei laureati.
Pur concordando sui principi, sulla base di un?analisi effettuata sul territorio nazionale, emergono dati sconfortanti sulle modalità d?attuazione della Riforma stessa, che ha determinato il livellamento al ribasso della qualità degli insegnamenti, trasformando in molti casi gli Atenei in ?esamifici?. In particolare, abbiamo rilevato un?eccessiva rigidità dei percorsi didattici, dovuta ad un processo di spartizione degli insegnamenti per garantire i docenti che già insegnavano nel vecchio ordinamento, al posto della necessaria creazione di un nuovo impianto formativo, ma soprattutto all?adozione del ?3+2? come modello unico per tutti i corsi di studio, dimenticando delle peculiarità che caratterizzano le discipline e i differenti Corsi di Studio.
Per alcuni Corsi di Laurea, soprattutto nell?area umanistica, non è, infatti, semplice l?armonizzazione tra il primo triennio ed il biennio successivo, rendendo equilibrata la formazione di base e quella professionalizzante e, quindi, si può chiaramente affermare che l'articolazione ?tre più due? non sia la più idonea per tutte le aree.
Ed ancora, la mancata individuazione di profili professionali sulla base delle competenze acquisite nei Corsi di Studio triennali in alcuni ambiti disciplinari e la conseguente difficoltà nell?immissione del mondo del lavoro (sia pubblico che privato), incrementano ulteriormente i dubbi legati alla validità dell?applicazione della Riforma nell?ambito di alcune Facoltà umanistiche.
Le risposte che proponiamo come Azione Universitaria sono, in primo luogo e per tutti gli ambiti disciplinari, la creazione dei cosiddetti ?percorsi a Y?, cioè dei curricula differenziati nell?ambito dei corsi di primo livello e, quindi, criteri diversi nella progettazione dei vari percorsi a seconda che gli studenti intendano conseguire il solo titolo di primo livello oppure iscriversi alla laurea specialistica. Inoltre, crediamo nella necessaria revisione della strutturazione su due livelli in alcuni ambiti disciplinari umanistico?sociali, in cui meglio vediamo il ?ciclo unico?, pur mantenendo i crediti e l?architettura modulare dei corsi.
Come abbiamo più volte detto ai vari ministri che si sono succeduti alla guida del dell?Università, e non ultimo al Ministro Moratti, nella seduta plenaria del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari ? CNSU -: Azione Universitaria oggi, come il FUAN prima, è sempre stata concorde sulla modularità dei percorsi e sull?articolazione in due livelli ma diversamente dalle sinistre, la giovane destra universitaria non riteneva e non ritiene possibile uniformare con un unico modello tutte i diversi corsi universitari. Siamo convinti che pertanto, come ha detto il Ministro il 17 Aprile 2002 ai rappresentanti degli studenti universitari di tutta Italia ?l?attuazione della riforma deve rappresentare l?occasione per rivedere il ruolo dell?università nella nostra società?. È da questo che dobbiamo partire: dall?attuazione della riforma universitaria, coscienti che, la politica di livellamento culturale del Governo dell?Ulivo è fallita. Spetterà al centro destra far sì che
la riforma stimoli le capacità di formare le nuove generazioni della classe dirigente del Paese. Contribuendo nel contempo, a rilanciare il ruolo di un?università che, fedele alla propria missione originale, sappia promuovere un?autentica educazione alla libertà e alla responsabilità.








