TASSE: AU ottiene il primo blocco dell'aumento delle tasse (10/1999)
Negli ultimi anni va di moda parlare di Autonomia in ambito universitario : c’è quella didattica con le tematiche (false) di dare, ad ogni Facoltà, la possibilità di autogestire i corsi in base alle caratteristiche socio-culturali ed economiche del territorio che ospita l’Ateneo. Ma la più sentita è l’Autonomia Finanziaria, quella che dal 1994 “impone” a noi studenti il diritto-dovere di versare contributi per il sostegno economico dell’Ateneo, le nostre entrate sono una voce fondamentale dei bilanci degli Atenei italiani. Sappiate che non soddisfatti delle salate tasse, il Ministero ha imposto nel 1997 (D.P.R. 306) un correttivo per garantire maggiore equità: le nostre tasse universitarie devono rappresentare il 20% del fondo finanziario statale (F.F.O.) che lo stesso Ministero versa all’Ateneo. A “Tor Vergata” eravamo al 7.4%. Due le soluzioni possibili: o diminuire i fondi che lo Stato da all’Ateneo o aumentare i contributi versati dagli studenti. Naturalmente noi Senatori Accademici abbiamo lottato per evitare gli aumenti, mentre “gli altri” non volevano rinunciare ai fondi ministeriali. Il limite imposto con il Decreto pesa negativamente sull’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” perché noi stiamo ancora edificando le Facoltà di Lettere, Giurisprudenza, il Policlinico ed il “resto” di Ingegneria. I soldi necessari per la costruzione delle strutture ricadono nel F.F.O. e proporzionalmente sugli studenti, quindi, a differenza degli altri Atenei, noi non paghiamo solo la gestione amministrativa dell’Ateneo. Ancora più assurdo è che, alla nostra Amministrazione, non servono i soldi in più versati con i nostri contributi. Alla faccia dell’equità e della solidarietà....l’Autonomia è un bel concetto astratto. Ma non vi preoccupate non finisce qui: fino ad oggi avete pagato in base al reddito percepito dalle famiglie e dagli immobili posseduti. Ora si tiene conto anche dei patrimonio mobiliare(conto bancario, azioni, BOT....). Molti faranno il “salto di classe” contributiva: non sarete realmente più “ricchi” dell’anno scorso, ma pagherete più tasse.
Dunque, la proposta dell’Amministrazione era di portare il tetto massimo delle tasse ad 1.500.000 lire contro 1.380.000 lire dell’anno scorso, compresa l’eliminazione dello sconto di 200.000 lire per le classi B e C alle famiglie che pagavano in anticipo, in totale un aumento di 320.000 lire sul tetto massimo. Abbiamo reagito in Senato Accademico e lo sconto è stato reintrodotto, le famiglie pagheranno di meno, ma questo a discapito dell’edificazione delle Facoltà, che subirà un ritardo perché il mantenimento di quel rapporto al 20% così vuole che sia. Questa equità voluta dal Ministero, ha quindi portato noi studenti a versare più contributi all’Ateneo: come possiamo far riutilizzare questi fondi in più? Abbiamo scelto di destinare parte dei fondi sovrabbondanti sugli esoneri delle tasse per merito: ora potranno usufruirne il 15% degli studenti di ogni Facoltà rispetto al 5% degli anni passati : fate domanda, non perdete l’occasione! Pensate che non volevano più considerare la presenza di altri studenti universitari nella famiglia, gravando di più sulle tasse: abbiamo fatto tornare l’Amministrazione sui suoi passi : segnalate la presenza di vostri fratelli che studiano all’Università quando pagate le tasse. Siamo riusciti ad andare incontro a quegli studenti che per problemi di qualsiasi natura o per lavoro sono costretti ad abbandonare gli studi per un certo periodo: abbiamo ottenuto una riduzione sul costo di “interruzione” degli studi, portando da 1.000.000 lire a 500.000 lire la quota da versare. Era assurdo pagare così tanto per due pratiche tenute in archivio, senza usufruire di alcun servizio dato dall’Ateneo.
Gian Luca Bianchi








